Le ultime dal nostro blog...

SAMSUNG DIGITAL CAMERA

In questo capitolo parleremo dell’utilizzo di formule ripetitive sia ritmiche, armoniche o melodiche.

La ripetizione di una linea melodica o di una sequenza armonica rafforza il carattere ritmico della musica.
Nella musica afro-americana e latino-americana sono spesso utilizzati schemi ripetitivi.
Nel reggae o nel funky una linea di basso può avere un groove di 2 o 4 battute che continua ad essere suonato con pochissime variazioni, ma con un interessante andamento ritmico.
Ritmo, melodia e armonia non sono mai slegati fra loro e si completano a vicenda. Il mix di questi 3 elementi è musica.
Quando la ripetizione viene utilizzata nella composizione, provoca sia del rilassamento che il desiderio di muoversi.

Rapporto tra ritmo e melodia

Anche i vari strumenti ritmici sono anche melodici perché anch’essi producono dei suoni di diversa altezza.
Ripetendo ciclicamente delle frasi melodiche, queste frasi diventano un elemento ritmico e in questo senso, rafforzano il ritmo come per esempio succede nel reggae quando il basso ripete costantemente la sua linea che è allo stesso tempo melodica e ritmica.

Il ritmo e armonia
Si parla di armonia ritmica quando ripetiamo costantemente due o più accordi.
In senso orizzontale l’armonia ritmica è composta dal cambio di accordi.

In questo semplice esempio nella prima serie, gli accordi cambiano ogni due battute, nella seconda gli accordi cambiano ogni battuta, i cambi armonici diventano più veloci.

|. . . . |. . . . |. . . . |. . . . |. . . . |. . . . |. . . . |. . . . |
DO                         FA                          DO                        FA

|. . . . |. . . . |. . . . |. . . . |. . . . |. . . . |. . . . |. . . . |
DO          FA           DO         FA           DO          FA          DO          FA

In senso verticale l’armonia ritmica è la superposizione di diverse figure ritmiche, suonate simultaneamente.

La ripetizione ritmica

La musica che privilegia l’aspetto ritmico ripetitivo produce delle sensazioni di calma e rilassamento se la velocità è moderata, concilia il sonno oppure induce a uno stato di semi ipnosi.
Ascoltando una canzone ripetitiva, la mente si riposa, il nostro bisogno di certezze viene così appagato.
Ci rilassiamo perché sappiamo cosa ci verrà detto, ascoltiamo frasi già sentite. Non ci sono imprevisti che risvegliano la nostra attenzione, che creano agitazione.
Piano piano lasciamo andare il pensiero concettuale.

La nostra mente si ferma, smette di produrre l’ ininterrotta serie di pensieri che ogni giorno ascoltiamo internamente. Ci da tregua.
La capacità di fermare questi pensieri è una caratteristica della musica. Se seguiamo la musica, difficilmente possiamo seguire la nostra mente che parla.
Un esempio molto bello nel reggae è la canzone Night Nurse di Gregory Isaacs nella quale si ripetono costantemente gli stessi accordi, parole dolci, frasi cantate o strumentali che si intrecciano senza fretta. Questa canzone è diventata una hit mondiale ed è basata su questi due semplici accordi:

|. . . . |. . . . |. . . . |. . . . |. . . . |. . . . |. . . . |. . . . |
LA min                   SOL                       LA min                   SOL

La ripetizione ritmica ci spinge anche a muoverci, a ballare, sia quando il ritmo è lento oppure è veloce.
La ripetizione di una melodia, di una frase parlata, cantata o suonata è l’elemento fondamentale di una ninna nanna, di una preghiera, di un incantesimo, della propaganda mediatica, della pubblicità, di una mamma che fa le raccomandazioni al proprio figlio.
Anche le pratiche religiose utilizzano la ripetizione ritmica. Durante la recitazione di mantra o preghiere, non facciamo che ripetere una serie di suoni ad un ritmo ben preciso e costante, parlato o cantato.
La parola “meditazione” in tibetano si dice Gom e significa familiarizzare. Questo è ciò che avviene quando osserviamo costantemente, ripetutamente la nostra mente.
La ripetizione ci spinge a credere a ciò che ascoltiamo, oppure ci aiuta ad assimilare delle informazioni utili.
Lo studio è basato sulla ripetizione, leggiamo più volte la lezione per impararla.

Lo sviluppo dell’orecchio musicale

L’ orecchio musicale è il grado di percezione che abbiamo della musica. Alcune persone hanno un orecchio molto sviluppato, sanno riconoscere l’altezza dei suoni e li cantano dicendo il nome delle note, sanno riprodurre correttamente melodie molto complicate, riescono a trascrivere e a suonare ogni genere di figura ritmica. Sono capaci di distinguere tutti i suoni presenti in un accordo anche dissonante. Memorizzano molto facilmente. L’orecchio è il risultato del talento innato, dell’ambiente in cui si vive e dello studio.

L’orecchio melodico si sviluppa cantando ogni giorno le stesse canzoni. Ogni giorno la mente riproduce le stesse melodie ed è così che le assimila perfettamente.
Al contrario, chi ascolta tanta musica senza mai soffermarsi su un’opera, non sviluppa il proprio orecchio perché non riesce ad assimilare gli elementi che la compongono.
Intonando una stessa melodia, ci abituiamo a riprodurre i suoni, formati dai vari intervalli fra una nota e l’altra. L’orecchio impara a “misurare” le varie distanze fra i suoni, memorizza inconsciamente vari sentieri melodici, impara a imitare. L’imitazione è il mezzo più veloce e spontaneo dell’apprendimento. Senza l’imitazione, solo con il pensiero concettuale, non è possibile imparare.

L’orecchio ritmico si sviluppa riproducendo muscolarmente varie figure ritmiche. Non basta avere una nozione astratta e intellettuale. Il ritmo è qualcosa di molto fisico, bisogna allenarsi, muoversi con energia e velocità. E’ necessario ripetere molte volte gli stessi esercizi ritmici per ottenere stabilità e precisione.

Per sviluppare l’orecchio armonico dobbiamo imparare ad ascoltare la musica in senso verticale.
L’armonia è lo studio degli accordi cioè dei suoni che vengono riprodotti simultaneamente. Sulla base armonica, formata dal cambio di accordi, si appoggia la melodia.
L’armonia parte dal basso, per cui dobbiamo imparare a distinguere i suoni gravi sui quali viene costruita l’impalcatura armonica.
Il nostro orecchio non è abituato a soffermarsi sui bassi. E’ necessario imparare a cantare il basso, iniziamo da semplici canzoni con una linea di basso molto melodica.

Le preferenze musicali

Nella cultura tradizionale europea il basso non è il primo strumento che si ascolta e nemmeno la batteria.
Noi siamo cantanti, solisti, melodisti. Siamo abituati a seguire dei giri armonici molto articolati, non riusciamo a “farci bastare” due accordi per comporre una canzone.
Questo, nella musica reggae, è possibile.
Chi si annoia dicendo che il reggae non gli piace, semplicemente non ha la cultura adatta per apprezzarlo.
Non sente quello che c’è da sentire: le belle linee di basso, i giochi ritmici delle percussioni, l’armonia che appare appena accennata da un accompagnamento di chitarra, le numerose frasi strumentali che escono di volta in volta formando la base su cui si appoggia la linea del canto.
Abituati ai tappeti di violini, organo e chitarre che sostengono le canzoni, percepiamo solo un senso di vuoto.

Il nostro orecchio o per meglio dire, la percezione che abbiamo della musica, si basa su diversi fattori.

- L’abitudine di ascoltare un determinato tipo di musica: più conosciamo, più amiamo un genere musicale. E’ influenzata in gran parte dall’ambiente in cui si vive.

- L’attenzione che prestiamo all’ascolto: chi è abituato ad ascoltare con attenzione, impara di più, capisce e quindi è in grado di apprezzare meglio.

- Lo strumento di riproduzione sonora: è molto diverso ascoltare un’orchestra dal vivo o una registrazione.
Oggi gran parte della musica viene ascoltata in formati digitali di bassa qualità. E’ probabile che molte persone che dichiarano di non amare l’Opera lirica, se assistessero ad una rappresentazione in teatro ne rimarrebbero entusiasti. L’esperienza diretta è la miglior cosa.
Chi ascolta i concerti dal vivo rimane coinvolto ed è più sensibile alla musica.
Se, al contrario, ascoltiamo il reggae con uno stereo che non ha le frequenze basse, l’ascolto rimarrà compromesso. Lo stesso vale per tutti i tipi di musica.

- Il gusto personale. Deriva dalla naturale predisposizione.

Le allergie.

Tutti noi abbiamo delle allergie a un genere, a un cantante, a un compositore.
Siamo in presenza di una vera allergia quando, per quanti sforzi facciamo, non sopportiamo una musica. Però per capire se si tratta di allergia e non di mancanza di comprensione, bisogna impegnarci ad ascoltare con un buon impianto di riproduzione sonora e nei concerti dal vivo.
Le allergie appaiono per diversi motivi. Questi sono solo alcuni esempi.

- Il pregiudizio intellettuale che genera repulsione per un genere giudicato di bassa qualità. Personalmente ho sempre detestato il Liscio. Ma dopo aver ascoltato per 3 anni una rassegna di gruppi di liscio ho dovuto constatare che alcuni di loro eseguono una musica molto bella e piacevole. E’ il caso dell’Orchestra Grandi Eventi e La Storia di Romagna.

- Intolleranza alla volgarità. Molti grandi artisti hanno un atteggiamento scenico o verbale piuttosto scurrile. E’ il caso di Michael Jackson che ballava toccandosi le balle; delle canzoni con testi un po’ osé di James Brown, Serge Gainsbourg; della teatralità sfrontata di Renato Zero. Molte persone non riescono ad apprezzare il talento di questi artisti perché non sopportano questa componente della loro personalità.

- Intolleranza allo stress emotivo e alla tristezza. Grandi cantanti come Mia Martini, Fabrizio de Andrè, Edith Piaf, la saudade brasiliana, arrivano dritti al cuore provocando una reazione emotiva che non tutti riescono a sopportare. Pur riconoscendo la grandezza di questi artisti, si riesce ad ascoltarli soltanto a piccole dosi.

- Intolleranza all’agitazione e alla violenza. Per diversi motivi di natura psicofisica, caratteriale o per le circostanze della vita alcune persone diventano nervose, stressate. Hanno bisogno di trovare calma e rilassamento, non riescono a sopportare l’energia di un genere musicale irruento, chiassoso. Anche in questo caso, pur riconoscendo la bravura degli artisti, non si riesce ad ascoltare la loro musica perché provoca una forte accelerazione del battito cardiaco, pensieri violenti e agitazione.

- Antipatia. Perché esistono le antipatie per dei grandi musicisti? Mah…anche questo aspetto fa parte del gusto personale. D’altra parte non possiamo riuscire a farci piacere proprio tutto, non ce lo ordina il dottore. L’importante è avere l’onestà intellettuale di ammettere che il limite è il nostro e non dell’artista in questione.

Ogni genere musicale è importante, apprezzabile.
Tutti hanno le proprie naturali inclinazioni, ma una chiusura totale è dovuta ad una limitazione causata dalla mancanza di conoscenza.
Se non abbiamo mai ascoltato un genere, all’inizio ci apparirà di difficile comprensione, irritante, poco orecchiabile o al contrario, monotono.
Per comprendere il più possibile la musica non bisogna avere chiusure mentali, pregiudizi.
Per imparare ad apprezzare un genere nuovo bisogna avere semplicemente un minimo di curiosità intellettuale e la consapevolezza che attraverso l’allenamento – la ripetizione, il Gom, la familiarizzazione – possiamo estendere la nostra percezione e la nostra capacità di conoscere e comprendere.
“Reggae music is my meditation…”

Dite la vostra