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alimentazione e musica

Si parla spesso di musicoterapia, arteterapia e cioè l’influenza che ha l’arte sulla nostra salute.
Sempre più ricercatori, medici e scienziati considerano la salute come il risultato di una buona combinazione di corpo e mente.
Per cui non è strano che la psicanalisi e la medicina affrontino spesso temi come “l’influenza dello stress nelle malattie degenerative”.
Siamo l’insieme di corpo e mente, quello che passa attraverso i nostri occhi, le orecchie, tutti i nostri sensi, compresa la mente, ha lo stesso impatto di ciò che passa attraverso il nostro stomaco.
Ecco perché la musica fa bene, perché è un nutrimento per la mente proprio come il cibo lo è per il corpo.
Se ascoltiamo buona musica e mangiamo buon cibo, se abbiamo una mente serena, ci ammaleremo meno di chi ascolta cattiva musica, mangia al fast food e ce l’ha con il mondo.

La musica ha effetti benefici su tutte le persone, come ogni forma d’arte del resto.
Credo che la causa principale della vendita di droghe e tranquillanti sia la mancanza di cultura, non diamo importanza alla ricerca interiore.
Magari proviamo a dare questa opportunità ai nostri figli, ma con quale mentalità?
Se non siamo in grado di occuparci convenientemente di noi stessi, daremo un esempio sbagliato anche a loro.
L’arte è un’attività importante nella vita degli esseri umani e deve essere portata avanti come tante altre cose importanti: l’alimentazione, una vita sana, una stabilità mentale, una buona educazione, il lavoro.
Abbiamo la tendenza a imparare l’arte e metterla da parte quando non si trasforma in un lavoro retribuito. Questa scelta non porta bene, se tradiamo la nostra natura.
Ne pagheremo le conseguenze vivendo con l’insoddisfazione e il rimpianto, la nostra salute ne patirà.
Quindi ci conviene non mollare mai la ricerca, coltivare noi stessi attraverso i 6 sensi, mente compresa.
Con le nostre possibilità, non importa cosa riusciamo a fare, lo scopo non è arrivare primi, ma vivere felici.

Ma come facciamo a valutare se una musica è buona o cattiva? Se ci fa bene o ci fa male?
La risposta non è semplice e non è la stessa per tutti.
Nessuno può dire meglio di noi che cosa ci faccia bene o male.
Dobbiamo imparare ad accorgercene da soli, quindi è necessario imparare ad ascoltare.
Tutto si basa sull’interazione di due elementi: l’oggetto e il soggetto che lo osserva.
Da una parte studiamo la musica, dall’altra studiamo noi stessi, la nostra capacità di imparare, di percepire.

La musica come il cibo

Non esiste niente che sia positivo o negativo di per sé, questo è un pensiero molto orientale ed è anche una regola naturale delle cose.
E’ proprio come avviene per i cibi: alcuni non digeriscono peperoni e cetrioli, altri non hanno nessun problema; alcuni usano chili di peperoncino, altri appena lo assaggiano hanno mal di stomaco.
Poi ci sono i gusti personali e le allergie. Anche in musica.
Detto questo ci sono sicuramente delle regole generali per l’ alimentazione: troppo sale fa male, gli zuccheri raffinati, la farina bianca, gli additivi chimici, i cibi industriali, troppi grassi.
Queste regole non sono sempre accettate da tutti, prova ne è che i genitori portano ancora i bambini al Mc Donald, figuriamoci che confusione facciamo con la musica!
E’ giusto ascoltare ciò che ci piace, ma è anche vero che i clienti del Mc Donald sono soddisfatti da quello che mangiano. Però non gli fa bene alla salute.
Per questo motivo, il piacere del cibo deve essere accompagnato dalla qualità dei suoi ingredienti.

L’ascoltatore.

La conoscenza, una buona predisposizione, la volontà di imparare ci portano a capire direttamente, intuitivamente cosa ci piace, cosa ci fa bene.
Siamo più consapevoli, non ci lasciamo plagiare dalla pubblicità o dai CD venduti vicino alle casse degli autogrill.
Sappiamo scegliere, non cerchiamo sempre un giudizio esterno.

Se ci abituiamo a mangiare roba buona i nostri sensi cambiano, si affinano, e dopo un po’ di tempo diventiamo intolleranti al cibo spazzatura.
Provate a non mangiare sale per diversi mesi, quando riprenderete a mangiare salato ne metterete molto meno e in certe pietanze non lo metterete affatto.
Il senso del gusto aumenta e noi riusciamo a gustare il cibo senza doverlo condire troppo, anzi, ci accorgiamo che se lo condiamo troppo il cibo si “rovina”.
Chi mangia troppo salato o troppo dolce non sente più i sapori.
Chi mangia leggero, non mangia insipido, come potremmo pensare, ma prova gusto anche con i cibi delicati.
Con la musica succede esattamente la stessa cosa. Più ascoltiamo buona musica, più diventiamo intolleranti alla musica di bassa qualità.
Più stiamo attenti agli effetti che la musica ha su di noi, più diventeremo selettivi e potendo, eviteremo la brutta musica.

Se non abbiamo in mente l’idea di evolvere la nostra capacità di ascolto, è chiaro che ci potremmo anche accontentare della musica che già ci piace. Non ricercheremo altro, non penseremo nemmeno di evolvere la nostra capacità di ascolto, penseremo che la musica che piace a noi è la migliore.
Lo studio ci conduce in due diverse direzioni: da una parte ascoltiamo la musica che ci piace, dall’altra cerchiamo di scoprire nuove sonorità che magari ad un primo ascolto non siamo ancora in grado di apprezzare.
Il musicista infatti è qualcuno che vuole progredire, vuole capire sempre di più, vuole imparare, sa che può imparare sempre cose nuove.
La materia di studio è vastissima, possiamo essere ascoltatori, strumentisti, cantanti, liutai.
Possiamo occuparci del suono per come lo emettiamo con la voce, con uno strumento, imparare a costruire uno strumento, imparare a trascrivere un brano, comporre, analizzare.
Certo, la nostra ricerca deve avvenire seguendo prevalentemente le nostre personali attitudini, la nostra natura.

A differenza del cibo, la musica non fa ingrassare e come dice Marley “Quando ti colpisce non senti dolore”.
Però può avere anche un effetto negativo. Può calmare, ma anche agitare, può provocare un stato di benessere, allegria, gioia, ma anche tristezza, ansia, dolore, commiserazione. Agisce sul nostro stato emotivo, bypassa il ragionamento e arriva fino al cuore. Nel bene e nel male.

Capire cosa ci piace e cosa ci fa bene non sempre è facile. E’ un percorso.

L’orecchio si forma, fin da bambini, con la ripetizione di piccole melodie facili, canzoncine, ninna nanne.
Non serve ascoltare più musica possibile, ma scegliere qualcosa che piace e ascoltarlo ripetutamente.
Ascoltare sempre gli stessi dischi forma l’orecchio perché memorizziamo tutte le parti, assorbiamo quella musica più che si può e impariamo.
Anche ricercare musica sempre diversa è una buona cosa, certo.
Ma è con la ripetizione che il nostro cervello impara e se non abbiamo mai delle preferenze, se non ascoltiamo a fondo per lunghi periodi una stessa musica, il nostro ascolto rimane superficiale.

E’ sbagliato ascoltare per lunghi periodi una musica che non ci piace, con il pretesto che sia musica colta.
Siamo pieni di pregiudizi, a volte diamo credito alla critica, pensiamo, invece di ascoltare.
Cerchiamo invece, di capire prima di tutto cosa ci piace, anche quando sappiamo per certo che è una grossa merdaccia.
Vuol dire che dovremo evolvere a partire da lì. Non c’è storia, chi vuole imparare deve accettare prima sé stesso, i suoi limiti, la sua natura.
La musica deve prima di tutto piacere. E’ attraverso la sensazione piacevole che troveremo la strada per migliorare.
Non va bene ascoltare musica scadente, ma nemmeno rinnegare le nostre naturali predisposizioni.
Con il tempo riusciremo a capire quando una musica è di qualità oppure no. Scegliere non è facile, si impara con il tempo.

La nostra capacità di imparare, capire, percepire è un complicato insieme di fattori.
La predisposizione, lo studio, l’ambiente in cui cresciamo, i nostri complessi di inferiorità/superiorità, le trappole dei pregiudizi.

Nasciamo con una predisposizione, poi ci applichiamo, studiamo, siamo anche dotati di volontà, fortunati o no nel nascere in un ambiente positivo allo studio.
Forse abbiamo un carattere aperto all’apprendimento, oppure siamo troppo permalosi e ci chiudiamo.
Riusciamo a trovare dei bravi insegnanti, oppure riusciamo ad imparare anche da soli.
Il nostro studio progredisce se possediamo un carattere senza picchi di egocentrismo, suscettibilità, se abbiamo un senso critico personale, poco incline ai pregiudizi, se impariamo a smascherare i nostri errori, i nostri difetti.
E’ importante essere socievoli e andare d’accordo con i colleghi perché il mondo non ha bisogno di misantropi orgogliosi e geniali, ma di artisti onesti e sinceri.
I misantropi, alla Sherlock Holmes per intenderci, se vogliono lavorare devono avere un sacco di soldi, come lui. Quindi fatevi i vostri calcoli.

Dite la vostra