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Analizzare la musica è come scoprire gli ingredienti che compongono un piatto, come lo si prepara, quali attrezzi servono, la cottura necessaria eccetera. Non è sufficiente per diventare grandi chef, ma è già qualcosa.
Pur essendo consapevoli che la musica non è un fenomeno astratto e difficilmente si studia a tavolino, senza esempi diretti, pensiamo che forse questa spiegazione potrà servire a chi già ha delle nozioni di musica e desidera iniziare lo studio dell’arrangiamento, della composizione. Come sempre cercheremo di dare delle nozioni nella maniera più semplice che ci è possibile nell’ambito della musica leggera nelle sue varie forme di contaminazioni (jazz, pop, latin ecc).

Le forme di una canzone
La canzone ha due forme principali di composizione: quella costituita da strofe e ritornelli e la canzone con lo schema AABA.

La forma strofe-ritornelli è più frequente nella canzone italiana. Di una canzone ricordiamo principalmente il ritornello che rimane impresso nella memoria.
La struttura di una canzone strofa-ritornello si basa generalmente su questi elementi:
all’inizio c’è un’introduzione, dopo di che troviamo una serie di strofe alle quali fa seguito un ritornello, quindi altre strofe, ritornello, strofe, ritornello, a piacere.
In mezzo a queste strofe e ritornelli possiamo trovare anche altri elementi per esempio un ponte o uno special, uno stop o un break, una melodia ricorrente, una parte dedicata ad un solo strumentale o all’improvvisazione.
Verso la fine, invece di troncare di netto la composizione, possiamo farla concludere con una parte chiamata coda.
Infine c’è il finale vero e proprio.

La struttura AABA è ricorrente negli standard americani, jazz.
Il tema è così composto:
- 8 battute della prima parte A,
- altre 8 battute della seconda parte A,
- 8 battute della terza parte B
- 8 battute di una quarta parte A.
Tutte le melodie delle parti “A” sono simili, così pure gli accordi, mentre la parte “B” è diversa. Non è più forte o enfatizzata, come succede nei ritornelli, ma è una sorta di ponte e ci conduce alla quarta parte “A”.
Anche in questo caso avremo a che fare con introduzioni varie, assoli, variazioni, temi strumentali, coda e finale a seconda dell’arrangiamento.

Esistono altre forme di canzone con altre  strutture per esempio una parte A, una B e una C che si alternano.

Analisi di una canzone
Vediamo le diverse parti in dettaglio prendendo come esempio una canzone del tipo strofa-ritornello.

1. Introduzione
Abituati ad ascoltare la radio, dove i brani vengono quasi sempre trasmessi già iniziati in modo da far subito ascoltare la strofa e il ritornello, non pensiamo che ci debba essere un’introduzione.
Tutto si consuma molto velocemente, superficialmente. Per definizione, la canzone è l’insieme di una melodia con delle parole e questo per noi diventa l’unica componente essenziale.
Ma una introduzione è spesso necessaria, serve per attirare la nostra attenzione prima di rivelarci il senso della composizione, ci dice già se il brano sarà allegro o triste, se l’atmosfera sarà tranquilla o sfrenata.
Spesso l’introduzione di una canzone è solo strumentale.
Se dobbiamo eseguire il brano dal vivo, l’introduzione aiuta lo strumentista a mettersi in sintonia con la velocità del pezzo, a eseguire meglio il groove per qualche battuta ed arrivare alla strofa con un ritmo pienamente stabilizzato.
L’introduzione può essere formata per esempio da un ciclo di 8 battute di un accompagnamento strumentale e da altre 8 o 16 battute nelle quali è presente una melodia suonata da uno strumento solista.

Molti scelgono di arrivare subito al sodo, eliminando l’introduzione.
Perché no? Se il risultato è soddisfacente va bene così. Tutto dipende dall’intenzione che vogliamo dare al brano, quindi le scelte che faremo saranno fatte di conseguenza. Non esistono regole fisse.
E’ bene ricordare che una composizione è costituita dall’insieme di molti dettagli, se eliminiamo questi dettagli solo per far prima o perché non ci abbiamo pensato abbastanza, il risultato sarà mediocre.
Ogni parte della composizione, che si chiama quindi arrangiamento, deve essere pensato bene.
Anche se vogliamo suonare liberamente, improvvisando molto le nostre parti, dobbiamo comunque farlo tenendo conto dei dettagli, qualche decisione circa l’andamento del brano potrà essere presa in precedenza.

2. Strofe e ritornelli
La canzone vera e propria inizia quando il cantante canta il testo. La melodia e le parole sono per definizione, la canzone. Di tutto si può fare a meno, anche di un accompagnamento strumentale, ma non del testo cantato.
In questo caso il testo è diviso in due parti differenti, strofe e ritornelli. Tutte le strofe hanno lo stesso giro armonico, tutti i ritornelli hanno lo stesso giro armonico.
Le strofe sono la parte in cui viene raccontata la storia, mantengono una melodia simile, ogni strofa è una puntata.
I ritornelli sono tutti uguali e infatti si chiamano ritornelli perché ritornano a farsi sentire. Gli accordi dei ritornelli sono in genere diversi dalle strofe, più coinvolgenti, la melodia è più orecchiabile, le parole sono il concentrato del discorso, devono essere abbastanza importanti da essere ripetute. In alcuni casi però, soprattutto nel reggae, gli accordi sono sempre gli stessi sia nelle strofe che nei ritornelli, cambia soltanto la melodia che nei ritornelli è più orecchiabile, coinvolgente.

3. Ponte e Special
Il ponte è una parte di transizione, ha degli accordi diversi, può essere suonato una o più volte nel pezzo e serve a dare slancio alla composizione. Gli accordi creano una tensione armonica che si risolve nella parte successiva: potranno lanciare un solo strumentale, una melodia vocale o strumentale.
Lo Special è una parte anch’essa diversa dalle precedenti, si chiama special perché con nuovi accordi e atmosfere dovrebbe rendere speciale, diverso, quel particolare momento. Non porta però a nessuno slancio particolare, anzi, è un momento di fantasia dove si parte per la tangenziale e si ritorna, dopo poco, cambiati ma distesi. Si trova una sola volta nel pezzo.

4. Stop e break
Lo stop è una pausa che eseguono tutti gli strumentisti insieme, si fermano tutti di suonare per un tempo, due tempi o pochi tempi. E’ molto di effetto perché tutti si fermano improvvisamente di suonare creando un vuoto, per poi riprendere altrettanto improvvisamente, dopo pochi istanti.
Il break è una rottura del groove per mezzo di una frase ritmica e serve ad animare il brano.
E’ utilizzato come slancio, all’inizio del pezzo, oppure prima di uno stop o per concludere.
Siccome questi sono elementi molto marcati, bisogna usarli con parsimonia perché se utilizziamo male stop e break, la nostra musica diventa facilmente prevedibile, noiosa e meccanica. Oppure si fa come Elio e le Storie Tese, che mettono stop e break dappertutto, ma siccome sono bravi, pensano bene ai loro arrangiamenti e il risultato gli riesce bene (anche se è un po troppo breakkoso per me).

5. La melodia ricorrente
Durante la composizione, fra una parte e l’altra ci stanno bene delle melodie aggiuntive, come abbiamo detto prima, nell’introduzione potrebbe essercene una, per poi venire risuonata altre volte durante il pezzo.

6. Il solo
E’ molto bello lasciare spazio ad una parte strumentale solistica improvvisata. Un assolo strumentale cambia l’atmosfera e aggiunge pathos, dice con la musica quello che prima dicevano le parole ampliando le emozioni.

7. La coda
L’ultima parte del brano può essere eseguita nei modi più vari: un accompagnamento strumentale, delle frasi strumentali, dei soli, dei cori.
Ha una durata piuttosto variabile. La coda è una parte che ritmicamente è molto stabile perché abbiamo avuto tempo di entrare nel pezzo, abbiamo esposto già gran parte di quello che c’era da dire, dobbiamo solo riproporre l’atmosfera instaurata alla fine. Se siamo in crescita, continuiamo a aumentare intensità (di volume, di velocità o di tensione ritmica), se siamo stabili rimaniamo seduti sul ritmo stabilizzato, se siamo in discesa, ci calmiamo poco a poco. Se decidiamo di finire in discesa va bene, ma attenzione a mantenere una giusta tensione per non perdere di intensità rischiando di ammosciarci. Decrescere non vuol dire franare o impantanarsi, il ritmo deve mantenere groove.

8. Finale
Il finale è una parte molto importante che deve essere presa in considerazione e non trascurata, come spesso si fa per le introduzioni.
Ci sono molti modi per concludere un brano e ognuno di questi porta a risultati diversi.
- Con uno stop a cui si attacca immediatamente il pezzo successivo. Questo finale non porta applausi, ma ci fa continuare a suonare senza pause. E’ utile sia nel caso che la gente si metta a ballare, sia se siamo in concerto davanti a tante persone e dobbiamo fare uno spettacolo molto coinvolgente.
- In fade out cioè si suona sempre più piano finchè il suono scompare. E’ l’effetto che fa una banda che suona camminando e piano piano si allontana oppure nelle registrazioni in cui il volume si abbassa fino a scomparire del tutto. Anche questo è un finale tranquillo, bisogna fare attenzione a non rallentare il tempo, ma diminuire soltanto il volume, altrimenti rischiamo di rammollire tutta la situazione, come dicevamo prima.
- Altro finale, questa volta “di effetto”: suoniamo l’ultimo accordo aggiungendo delle note, arpeggi, la batteria suona sui piatti, il basso ripete la nota finale. Questo finale porta a ricevere applausi e a creare un polverone, si spera piacevole.
- Con il break : alla fine della coda, facciamo un cenno ed eseguiamo un break che conclude il pezzo.
- Con un cenno del capo. Se vogliamo improvvisare il finale o se stiamo suonando in jam session, per finire possiamo guardarci e indicare con il capo il colpo finale.

Bisogna prestare particolare attenzione al momento in cui dobbiamo staccare le mani dallo strumento e finire definitivamente il pezzo lasciando il silenzio. Non succede nel caso che attacchiamo un pezzo all’altro logicamente, ma nel momento che terminiamo un set oppure finiamo con un lungo silenzio. In questo caso è importantissimo staccare tutti insieme o comunque in una maniera da creare un finale armonioso. Dobbiamo suonare insieme anche quando si conclude il suono. Tanti musicisti nei finali aggiungono note a caso, alcuni si mettono a suonare altro, oppure iniziano a parlare. Non è una buona abitudine. La concentrazione deve essere mantenuta sempre e le note non si buttano così, a palate. Sporcano il suono creando confusione e disarmonia. Lo stacco finale è importante come tutto il resto, si smette di suonare solo dopo essere scesi dal palco, prima dobbiamo essere sempre attenti e cercare di fare bene la nostra parte. E questa abitudine si prende durante le prove.

5 commenti

  1. damiano fonti - 2014-10-21 15:10

    Hai spiegato molto bene la struttura strofa -ritornello ponte ecc.ecc., ma ci sono canzoni anche italiane che non possono stare dentro queste regole, ti chiedo di spiegarle magari con un altro capitolo. Ad esempio, come poter inquadrare un brano come ”Bella senz’anima” o ”La cura” che non hanno dei ritornelli e se vogliamo sono solo strofe in crescendo, ma nemmeno tanto, chiedo cortesemente dei chiarimenti in proposito, grazie.

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  2. Lucio - 2017-11-07 08:11

    Vorrei sapere come possono essere definite quelle battute che si trovano tra una strofa e la successiva, coperte da strumentazione come il basso o notine eseguite col pianoforte. Per caso sono controcanti? O stacchetti? La ringrazio se vorrà dar seguito alla mia richiesta..

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    • Barmagrande - 2017-11-09 20:11

      Ciao, è un po’ difficile capire che tipo di struttura sia quella che descrivi. Partiamo dal presupposto che l’analisi serva ad individuare le diverse parti di una composizione, in modo da poterci orientare con facilità e poter dire per esempio: “partiamo da li”. Se fra una strofa e l’altra si trova una parte musicale, può essere definita, un po’ a piacimento, come intermezzo, special, ponte, parte strumentale, stacco, sacchetto, come vuoi.
      L’importante è che la definizione sia chiara. Per esempio tu hai definito quel tipo di parte “contorcanto”. Questo non mi sembra molto chiaro. Il contorcanto non ha niente a che vedere con la definizione di una sezione di un pezzo musicale, è un modo di comporre che usa una frase melodica in relazione a quella principale. Quindi se vuoi analizzare una canzone e non conosci tutti i termini musicali, va bene, l’importante è rimanere molto chiari e che tutti capiscano le nostre definizioni. Spero di averti aiutato, ciao!

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  3. Pingback: Analisi di una Canzone_Barma Grande – la canzone

  4. Giampaolo - 2018-04-29 09:04

    Ciao, interessante quello che hai scritto.
    Come si potrebbe analizzare un brano tipo Good Vibrations dei Beach Boys (1966)?
    Mi sembra si discosti da tutte le forme-canzone che hai elencato.
    Grazie

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