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Oggi è possibile utilizzare qualsiasi suono, registrandolo e trattandolo come si fa con uno strumento o una voce.
Anche questo materiale è utilizzabile per la composizione, esattamente come qualsiasi altro strumento.
Vengono usati i suoni dell’acqua, degli animali, del vento, ma anche del traffico, delle macchine, di ogni cosa registrabile.
Sta a noi decidere se ci piace aggiungere del materiale sonoro vario alla nostra musica e come dosarlo.

Quante volte ci è capitato di ascoltare un disco e allo stesso tempo ascoltare il suono di una campana che si mischiava così bene alla musica oppure ascoltare un uccellino che gorgheggiava dando l’idea di suonare assieme ai musicisti.
Anche i suoni di macchine e elementi naturali possono essere perfettamente integrati.

Per accorgerci di questo dobbiamo prestare attenzione all’ambiente sonoro in cui viviamo.
Ogni momento della giornata diventa utile per studiare la musica e il suono, per preparare nella nostra mente le future composizioni.
Un buon metodo per studiare i suoni è quello di ascoltare quello che succede nell’ambiente in cui viviamo.
Ascoltiamo tutti i suoni che percepiamo dall’esterno, li riconosciamo, li valutiamo.
Un musicista è abituato a lavorare con i suoni per gran parte della giornata e non è detto che lo faccia stando davanti ad uno strumento.
Possiamo studiare camminando, aspettando il treno, riposando su un divano, sempre azionando il nostro ascolto interno o ascoltando i suoni dell’ambiente esterno.

Chiudiamo gli occhi, cosa sentiamo?
Intorno a noi c’è un universo sonoro che spesso diamo per scontato e non ascoltiamo affatto.
Sono i suoni della natura, degli animali, del traffico, delle macchine, della tv, delle persone, dei pensieri.
Di solito sono proprio i nostri pensieri a fare più rumore coprendo i suoni che provengono dall’esterno.

Cerchiamo di rimanere in ascolto, consapevoli dei suoni dell’ambiente esterno, tutti i giorni, come abitudine. Accorgiamoci di quello che succede intorno a noi.
Sarebbe giusto farlo con tutti gli organi di senso, sviluppando più consapevolezza e attenzione.
Prestare attenzione agli odori, per esempio, sarebbe un bel esercizio di consapevolezza.
Noi, abitando in campagna, e non usando prodotti chimici, siamo molto sensibili all’odore dello smog, dei profumi chimici, dopobarba, gomme da masticare, prodotti per “l’igiene” personale e casalinga. Non li sopportiamo più. Sono troppo sintetici, ci irritano le mucose, li rifiutiamo.

Allo stesso modo, se facessimo attenzione ai suoni che ci circondano, ci accorgeremmo che gran parte di questi ci infastidiscono.
Alcuni possiamo evitare di produrli ed è meglio farlo.
Ad esempio in casa ci sono apparecchi che emettono dei suoni deboli ma persistenti, continui, come i vecchi frigoriferi; oppure c’è la tv che ci martella con ogni tipo di rumore: spari, bombe, mitragliatrici, musica frastornante, grida, liti, annunci pubblicitari.

Noi possiamo spegnere la tv, scegliere della buona musica, coprire il rumore fastidioso del traffico con il suono rilassante di una piccola fontana casalinga. Possiamo aggiungere intorno a casa dei suoni che ci rallegrano, come una campana di vento di bambù.
Se piantiamo gli alberi, questi produrranno il suono del vento fra le foglie, il cinguettare degli uccelli fra i rami.
Il suono che ci circonda influenza direttamente la nostra mente, quindi impariamo ad ascoltare i suoni presenti nell’ambiente in cui viviamo.
Riconosciamo i suoni molesti, evitiamoli. Non subiamo passivamente qualsiasi stimolo sensoriale pensando che non ci faccia del male, se la musica può guarire, può anche farci ammalare. Cerchiamo invece delle musiche e dei suoni che ci diano delle buone vibrazioni.

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