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		<title>Suonare dal vivo nei locali: Consigli pratici</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 18:09:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ristoranti, bar, pub, circoli arci, osterie, club privati, sono la fonte di sostentamento primaria di molti musicisti. Per iniziare la carriera, per fare la gavetta, per procurarsi la pagnotta e per sopravvivere in ogni momento della vita, i piccoli locali sono un&#8217;importante fonte di guadagno, pochi ma buoni. Le nostre[...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ristoranti, bar, pub, circoli arci, osterie, club privati, sono la fonte di sostentamento primaria di molti musicisti.<br />
Per iniziare la carriera, per fare la gavetta, per procurarsi la pagnotta e per sopravvivere in ogni momento della vita, i piccoli locali sono un&#8217;importante fonte di guadagno, pochi ma buoni.<br />
Le nostre leggi hanno penalizzato sempre di più questo mestiere, rendendo ancora più difficile la vita a gestori e musicisti.<br />
Non è un mestiere facile anche perché si ha a che fare con tante persone, come per strada o al mercato, dobbiamo saper trattare con la gente, bisogna essere anche un po&#8217; psicologi.<br />
Qui riportiamo una serie di considerazioni riguardo alla musica dal vivo, alla luce della nostra personale esperienza.<br />
Suonare nei locali è un mestiere che va fatto con prudenza: avendo a che fare con persone che non hanno la minima idea dei bisogni di un musicista &#8211; i gestori dei locali e i loro clienti &#8211; dobbiamo capire fin dove ci possiamo spingere, trovando un compromesso e quando bisogna dire no. Pena, l&#8217;impossibilità di dare un buon servizio, cioè di continuare a suonare bene, con professionalità, rispetto per la musica e per il pubblico.</p>
<p>Quanto tempo si deve suonare?<br />
Molti musicisti preoccupati di far piacere al gestore che gli chiede di suonare come un juke-box, suonano per ore senza sosta.<br />
Purtroppo così facendo le canzoni vengono suonate meccanicamente, senza attenzione e sentimento, i clienti del locale non ascoltano e si annoiano.<br />
La musica ne soffre perché non si può esercitare una professione senza le giuste condizioni.<br />
Bisogna sapere quanto siamo in grado di offrire, quanto è necessario suonare, ma non esagerare. Suonare troppo è controproducente.<br />
Dobbiamo preparare un repertorio valido, variarlo di tanto in tanto, eseguirlo con cura. Con il gestore, al momento di contrattare il prezzo e fissare le date, si devono definire chiaramente le ore di musica: l&#8217; inizio, le pause, la fine. Se a fine serata ci viene richiesto di allungare il concerto, sarà a nostra discrezione dire di sì, oppure concedere soltanto qualche bis.<br />
In genere nei piccoli locali, con formazioni ridotte di due o tre persone noi suoniamo per tre ore circa, comprese le pause. In concerto con il gruppo, il nostro repertorio si aggira intorno alle due ore.</p>
<p>Che musica suonare?<br />
Cosa si vuole, però deve essere in sintonia con il locale. Non si può suonare hard rock in un locale dove vogliono musica di sottofondo, non si può suonare jazz in un locale dove vogliono musica da discoteca. Quindi bisogna prevenire la catastrofe valutando prima le caratteristiche del locale in cui si vuole suonare e le richieste del gestore.</p>
<p>Il volume in sala.<br />
Dobbiamo essere in grado di capire da noi la situazione perché i gestori spesso hanno richieste assurde. C&#8217;è chi pretende di volere nel proprio locale un gruppo hard rock che suoni al volume di una radio, altri ci chiedono di iniziare a suonare mentre i clienti hanno appena assaggiato l&#8217;antipasto che appena suoniamo gli va di traverso. Allora inizieranno a lamentarsi col gestore, il quale verrà da noi a chiederci di suonare più piano. Ma dopo due pezzi, il volume non andrà bene al gestore che ci chiederà di suonare &#8220;qualcosa di più allegro&#8221; anche se in quel momento suonavamo una tarantella. Tutto perché non sono in grado di gestire gli orari dei spettacoli. Impariamo a dire di sì e a fare cosa crediamo sia meglio. I volumi possono creare tanti problemi ai gestori che spesso pagano delle forti multe. Pensiamoci, siamo in Liguria. Ma anche suonare troppo piano non è possibile senza snaturare il suono di gruppo e la resa degli amplificatori. La cosa migliore è utilizzare degli amplificatori adeguati alla situazione, non stiamo suonando allo stadio, nè possiamo avere il suono di un i-pod. Se il nostro suono è troppo forte per il locale piuttosto è meglio non tornarci più o suonarci in situazioni ridotte.</p>
<p>Come fissare le date?<br />
La prima volta che ci si propone in un locale, bisogna andarci in un momento in cui riusciamo a parlare con il gestore con calma, prima che ci siano troppi clienti. Ci prepariamo un demo o qualcosa su internet da far vedere per presentarci, oppure niente, ci spieghiamo a parole, ognuno ha il suo metodo.<br />
Se non ci si conosce bene è meglio andare a gradi. La prima volta fissiamo una data e in quell&#8217;occasione ci conosciamo. Poi se la nostra musica sarà di loro gradimento e noi vedremo che abbiamo a che fare con gente seria, fisseremo altre date.<br />
Ci sono dei gestori che fanno i furbi, fissano 4 serate per chiedere uno sconto e poi dopo la prima serata, annullano le altre.<br />
A volte i gestori possono anche confondersi o possiamo sbagliare noi a segnare la data e succede un equivoco, per cui è sempre meglio telefonare il giorno prima per confermare.<br />
Una volta che ritorniamo a suonare nello stesso locale, è meglio fissare le prossime date subito dopo aver finito di suonare, altrimenti ci tocca telefonare o passare altre volte.</p>
<p>Quanti clienti mi porti?<br />
Noi abbiamo sempre risposto: &#8211; Non possiamo dirti che porteremo gente nel tuo locale, ma possiamo dirti che non la faremo scappare via. -<br />
Prima di tutto, un birraio che vuol fare musica dal vivo deve farlo per dare un servizio ai clienti, qualcosa che migliori il suo locale. Deve scegliere i musicisti che più gli piacciono e creare un&#8217;atmosfera.<br />
La gente si abituerà ad ascoltare quel tipo di musica, il locale si farà un nome in base alla scelta del cibo, delle bevande, del personale, dei musicisti, della pulizia, dell&#8217;accoglienza, dei servizi, di dove è situato e delle persone che lo frequentano.<br />
I musicisti non devono portare i clienti, sono i gestori dei locali che costruiranno la loro clientela in base all&#8217;offerta che daranno alla gente.<br />
Ci vuole tempo, ma funziona di più che se ci si fa imballare il locale di persone che li vedi una volta sola e basta.<br />
Questa è la politica dei locali che funzionano davvero, ci vuole tempo, conoscenza (anche musicale), dei soldi per superare i primi anni di incertezza, delle idee e tanta pazienza.<br />
Questa è la logica. Se il gestore vuole dei gruppi che portino clienti, dobbiamo sinceramente rispondere che non ne portiamo oppure fare in modo da soddisfare anche questa richiesta.</p>
<p>Problema scottante: definire un prezzo e farsi pagare. Quanto dovremmo chiedere per una prestazione?<br />
La paga va definita chiaramente, molto chiaramente, al momento di fissare una data. Per pattuire un prezzo è importante considerare le spese che dobbiamo sostenere fra enpals, cena, benzina, autostrada. Per ridurre le spese possiamo raggruppare delle date lontane e non ritornare a casa, allora dobbiamo valutare dove dormire e quanto ci costa. Oggi è difficile poter inserire anche queste spese. E&#8217; meglio trovare alloggio da qualche amico, occasionalmente. Le spese vanno ridotte al minimo.<br />
Bisogna anche valutare quante ore di musica sono richieste, perché suonare sette ore di fila…si potrebbe anche ogni tanto, ma bisogna farsele pagare.<br />
Se però si vuole lavorare a percentuale si può anche fare, noi non lo abbiamo mai fatto.<br />
Il prezzo minimo dovrebbe essere a nostro avviso di circa 100 euro a persona più le spese.</p>
<p>Se durante la serata non c&#8217;erano clienti oppure ce n&#8217;erano pochi, dobbiamo concedere uno sconto?<br />
Questo fa parte degli accordi presi in precedenza. Se ci eravamo impegnati a fare pubblicità e a portare gente e poi non è venuto nessuno, certo che dobbiamo trovare un&#8217;altra soluzione. Se siamo vicino casa e ce lo possiamo permettere, possiamo annullare la serata, rimpiazzarla con un&#8217;altra data e fare un favore al gestore, ma nel caso in cui siamo a 100 chilometri da casa questo non è già più possibile.<br />
Di regola noi non concediamo sconti, facciamo il nostro lavoro, offriamo un servizio, non lavoriamo a percentuale, non incassiamo di più se c&#8217;è più gente, non incassiamo meno se non ce n&#8217;è. Ci consideriamo professionisti come i camerieri o i baristi. Loro sono forse pagati meno se c&#8217;è poca gente? La musica è un servizio che il locale fornisce ai suoi clienti e anche se c&#8217;è poca gente contribuisce a creare l&#8217;atmosfera.<br />
Questi esempi sono sempre riferiti ai musicisti che suonano perché hanno bisogno di lavorare. Chi invece non ha problemi di denaro può permettersi di suonare gratis e concedere sconti quando gli pare. Il punto è che se un musicista concede sconti tutte le volte che c&#8217;è poca gente nel locale, a meno che non si beva un fusto di birra da solo, non ci guadagnerà mai abbastanza nemmeno per permettersi di suonare semplicemente per coltivare una sua passione.</p>
<p>Pubblicità.<br />
Dicevamo, ci è stato richiesto di fare pubblicità e portare gente? Abbiamo detto di sì? Allora dobbiamo avere pronte delle locandine o dei volantini e consegnarli ai gestori oppure attaccarci le locandine e distribuire i volantini. Decidiamolo prima e proponiamolo al momento di contrattare.<br />
Possiamo fare un po&#8217; di pubblicità nei social network, possiamo fare uscire un articolo nella stampa locale ogni tanto, in occasione di qualche evento un po&#8217; più importante.</p>
<p>La vendita dei dischi.<br />
Dopo aver suonato c&#8217;è sempre qualcuno che vuole avere un ricordo della serata, se abbiamo pronti dei dischi o delle belle registrazioni home made è il momento di tirarle fuori. Prezzo: 10 euri. E&#8217; un ottimo modo di arrotondare e di vendere la propria musica. Ormai tutti sanno che i dischi si vendono solo in occasione dei concerti, quindi appena possiamo e siamo in grado, usciamo la nostra valigetta con i dischi.</p>
<p>E&#8217; giusto suonare gratis?<br />
Mah, qualcuno dice di no, perché suonando gratis si contribuisce ad abbassate il prezzi delle prestazioni musicali, che già sono bassi.<br />
Però questo è un po&#8217; da valutare, a discrezione del musicista. Per iniziare a suonare si può organizzare qualche serata gratis o a poco prezzo, per promozione.<br />
Se questo lavoro è poco pagato, le cause sono altre, non è certo colpa dei musicisti che chiedono poco o che suonano gratis, secondo il nostro parere.<br />
Il prezzo non è deciso dai musicisti, ma dal mercato, dalla situazione che si viene a creare in un Paese. Se in Italia i musicisti famosi vanno a suonare nei locali vicino a casa loro per 100 euro, noi che non siamo famosi non possiamo certo chiederne di più. Se il prezzo dei gruppi in genere si aggira intorno ai 100 euro a persona, noi dovremo chiedere qualcosa di simile.</p>
<p>Il pizzo alla mafia: la siae e l&#8217;enpals.<br />
Questa è la vera causa del male. Le tasse che devono pagare i gestori del locale e i musicisti per suonare.<br />
I locali pagano la siae per avere la tv, la radio, per far suonare un gruppo. Poi è logico che non hanno molti soldi per pagare anche i musicisti. Con queste tasse hanno voluto rovinare il sottobosco musicale, dichiarando che i musicisti che suonano nei locali, a quei prezzi, non sono professionisti, ma dilettanti. Con questa etichetta hanno schiacciato i locali e i musicisti che ci suonano, penalizzandoli con le tasse.<br />
Con l&#8217;enpals il musicista paga dei contributi per una pensione che non maturerà mai!<br />
Quel assurdo foglio siae, da compilare ogni sera, serve solo ad arricchire i ricchi. A noi rompe solo le balle, perché lo si dovrebbe compilare pezzo dopo pezzo. Assurdo.<br />
In serata come si può fare questo? Alcuni musicisti suonano a richiesta dei brani che poi dimenticano. Fa parte del mestiere.<br />
Per non parlare dell&#8217;irruzione nei locali da parte dei controllori in serata, tipo retata. Tutti fermi, controlliamo gli scontrini, il foglio siae, dov&#8217;è? Tutti preoccupati, l&#8217;ambiente si raffredda, il gestore impazzisce dietro a &#8216;sti nazisti. No. Questi organismi burocratici mafiosi dovrebbero scomparire. Ci saranno sicuramente modi più giusti e logici per pagare delle tasse.<br />
Comunque noi dobbiamo provvedere a iscriverci ad una cooperativa, attraverso la quale abbiamo una partita iva e possiamo fatturare, pagare la percentuale delle trattenute enpals, ottenere l&#8217;agibilità (più ci penso e più m&#8217;incazzo…) e far pagare l&#8217;iva al gestore. Sono ladri, ma siccome sono protetti dallo Stato, loro hanno ragione e noi dobbiamo pagare il pizzo.</p>
<p>Mangiare e bere. E qui ci casca l&#8217;asino&#8230;<br />
Ci siamo rovinati la salute a forza di mangiare e bere tutti i giorni nei locali. Iniziamo dal bere.<br />
L&#8217;alcol non fa bene. Se ti regalano le bevute, ti viene facilmente l&#8217;abitudine di consumare alcolici. E&#8217; gratis! Poi suonando viene sete, qualcosa bisogna bere.<br />
Ognuno scelga di vivere come vuole, noi ci siamo arresi e abbiamo smesso di bere. Non solo alcolici, ma anche bibite, cocacole, aranciate e altre schifezza piene di prodotti chimici. Senza fare inutili moralismi diciamo: occhio, perché si fa presto a mettere su panza e a rovinarci il fegato.<br />
Il mangiare: quante volte abbiamo trangugiato il panino, le patatine, la pasta cotta al microonde. Oppure abbiamo mangiato troppo prima di suonare nei pochi ristoranti che generosamente ci offrivano una vera cena. Sarebbe meglio mangiare a casa o comprare qualcosa da mangiare sul posto, come fanno gli operai nei cantieri.<br />
Il cibo non è molto salutare in quei posti e ognuno di noi ha le sue debolezze. Invece di insistere con i gestori e arrabbiarci se non ci danno da mangiare, noi adesso non chiediamo proprio niente e non mangiamo niente che non sia di certa provenienza, meglio se di nostra produzione o biologica.</p>
<p>Come comportarsi se qualcuno del pubblico ci importuna?<br />
Dipende dal tipo di fastidio che ci procura.<br />
Se è ubriaco e sbraita, qualsiasi sia la sua lamentela o richiesta, noi consigliamo di assecondarlo a parole e poi fare cosa vogliamo, con molti sorrisi e gentilezze.<br />
Gli ubriachi devono essere trattati con le pinze, come si farebbe dovendo pulire un fico d&#8217;india. Potrebbero diventare anche pericolosi, quindi non reagiamo male, cerchiamo di sorridere allegramente ed evitiamo. Diamogli la ragione degli scemi, trattiamoli come bambini e speriamo che si allontanino al più presto. Se invece sono molesti è meglio correre  immediatamente dal gestore e richiedere il suo intervento.<br />
Se questo non avviene noi abbiamo anche smesso di suonare, buonanotte e tutti, grazie e arrivederci.<br />
Se ci troviamo in presenza di un cliente noioso che ci chiede una canzone che non abbiamo in repertorio, con molta gentilezza gli rispondiamo che non possiamo eseguirla perché abbiamo un nostro repertorio scelto e limitato. Se possibile, gli potremo suonare qualcosa di simile per accontentarlo.<br />
Ma se il cliente non cede e insiste infastidendoci mentre suoniamo allora dobbiamo riuscire a fermarlo, dobbiamo essere molto determinati nell&#8217;esigere rispetto e educazione da parte dei presenti. Noi siamo lì per lavorare e di certo c&#8217;è qualcuno che si sta divertendo, per cui dobbiamo riuscire a mantenere un&#8217;atmosfera allegra e distesa.<br />
I menabelini devono essere fermati con stile ed eleganza. Molte persone non hanno la cultura o l&#8217;educazione per stare in mezzo alla gente, con le cattive è difficile che capiscano qualcosa, ma con la fermezza, gentili ma decisi, magari si riesce a fargli smettere di menare il belino. Sta a noi capire qual&#8217;è il metodo migliore.<br />
Poi ci sono gli amici e parenti che li conosci bene, quindi pensano che ti possono parlare a raffica e pretendono di essere presi molto in considerazione perché sono amici, senza pensare che sei lì per lavorare e forse vuoi rimanere tranquillo o hai bisogno di riposo e di un po&#8217; di raccoglimento. A volte possono essere anche più pesanti degli ubriachi, ma la responsabilità di gestirli è sempre la nostra. E&#8217; difficile, ma bisogna saper dire basta anche a loro, con tutto il bene, con tutta l&#8217;amicizia, ma bisogna saper dire &#8220;Per favore ho bisogno di stare un po&#8217; tranquillo&#8221;. Penseranno che ce la stiamo tirando. Pazienza, meglio essere sinceri e spiegargli la situazione, prima o poi capiranno.</p>
<p>Ritorno a casa.<br />
Con calma e lucidità. Se siamo troppo stanchi anche dormire in macchina non è poi così male e gli autogrill sono sempre aperti.<br />
Chi va piano, se è troppo stanco non va lontano, si pianta contro un albero.</p>
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		<title>Le agenzie di booking e gli uffici stampa &#8211; Tiriamo le somme</title>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2013 12:07:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Questo è un resoconto della nuova esperienza mediatica con uffici stampa, critica musicale, agenzie di spettacolo. A gennaio abbiamo deciso di pagare 2 agenzie stampa per curare la nostra comunicazione con siti web, giornali, tv e radio. Appena avuto in mano il cd fisico del nuovo album &#8220;Libertà&#8221;, ci siamo[...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo è un resoconto della nuova esperienza mediatica con uffici stampa, critica musicale, agenzie di spettacolo.</p>
<p>A gennaio abbiamo deciso di pagare 2 agenzie stampa per curare la nostra comunicazione con siti web, giornali, tv e radio.<br />
Appena avuto in mano il cd fisico del nuovo album &#8220;Libertà&#8221;, ci siamo attivati per pubblicizzarne l&#8217;uscita e  per far conoscere il nuovo sito internet con i social network, attraverso i quali diffondiamo gratuitamente la nostra musica.<br />
Come primo singolo abbiamo scelto la canzone &#8220;C&#8217;est la vie&#8221; sulla quale Mizuko ha realizzato un bellissimo videoclip.</p>
<p>Spesa per gli uffici stampa: 3000 euro per 3 mesi di lavoro, moltiplicato per 2 uffici, uguale 6000 euro.<br />
Risultati: articoli, tante interviste, passaggi in radio e tv minori, una recensione, contatti con agenzie di booking.<br />
Abbiamo riempito la rubrica &#8220;Dicono di noi&#8221; del nostro sito con una serie di articoli e interviste.<br />
Risultato mediatico: abbiamo 126 amici di facebook, dalla pubblicità ne saranno arrivati 10, pochi scaricamenti del disco su Jamendo, poche visite sul nostro sito web.<br />
Ci sembra che 6000 euro siano un po&#8217; troppi per così poco e noi non siamo miliardari.<br />
Abbiamo l&#8217;impressione di aver buttato via questi 6000 euro. Credevamo che potessero servire per creare un po&#8217; di interesse e che portassero del lavoro.<br />
Ci sbagliavamo, abbiamo imparato pagando un po&#8217; cara la nostra ignoranza, ma ci serviva saperlo.<br />
Il lavoro degli uffici stampa costa troppo e rende poco, è utile per chi ha tanti soldi da poterselo permettere. Forse è un buon investimento a lungo termine, forse.<br />
Crediamo anche che sia importante scegliere bene i propri collaboratori, infatti la prossima volta che ci rivolgeremo a un ufficio stampa valuteremo meglio la preparazione e la cultura di queste persone.</p>
<p>Abbiamo dedotto che se non sei conosciuto, non sei nessuno e anche per gli uffici stampa non sei nessuno.<br />
Ti spingono, ma lo fanno senza crederci, con poco sforzo.<br />
Quando ti presentano sei già bollato come &#8220;autoproduzione&#8221;, che per la maggioranza della gente è sinonimo di &#8220;prodotto minore&#8221;, quindi non oltrepassi mai la soglia di interesse.<br />
Dopo neanche un mese di lavoro, vedendo che non succedeva un granché, abbiamo chiesto all&#8217;ufficio stampa se fosse possibile far uscire altri articoli.<br />
Ci hanno risposto: perché, avete fatto qualcosa di nuovo?<br />
Ci siamo chiesti che cosa potessero volere di più, dopo solo un mese di promozione: abbiamo appena fatto uscire un disco registrato in Jamaica, abbiamo un videoclip da promuovere, tante idee espresse nel nostro sito web, gli abbiamo sempre fornito tutto il materiale pronto per essere utilizzato, compresi alcuni articoli.<br />
Non potevamo mica produrre un disco al mese o un video al mese per creare notizia. E i concerti non sono ancora partiti.<br />
Insomma, già dall&#8217;inizio avevamo capito che avrebbero combinato poco, ma alla fine hanno combinato pochissimo.<br />
Gli uffici stampa per campare hanno bisogno dei nostri soldini, sono quasi sicuri che pagheremo solo una volta e che poi, vedendo i risultati, smetteremo.<br />
Ma si vive soprattutto con i tanti che pagano poco.</p>
<p>Siamo anche entrati nella classifica Indie.<br />
Cosa sono le Indie?<br />
Adesso che siamo nella classifica &#8220;Indie&#8221;, possiamo dire cosa sembrano:<br />
Un contenitore per gruppi costruito per dare una parvenza di esistenza alla scena musicale italiana.<br />
In realtà questa classifica serve a far apparire i primi in classifica in modo da non rendere troppo sfacciata la loro immissione nel mercato, fatta per opera di agenzie e uffici stampa, cioè sponsorizzata direttamente dai musicisti stessi che si comprano un posticino al sole.<br />
Non sarebbe credibile uscire dal Mei o dal Tenco senza scalare le vette delle classifiche più attuali.<br />
Inoltre, siccome queste Indie sembrano essere una realtà giovane e brulicante di novità, ne approfittano anche vecchi musicisti, anche loro bisognosi di rinnovare la loro visibilità.<br />
All&#8217;interno di questa classifica quindi ci sta un insieme eterogeneo di generi, stili e soprattutto livelli di musica.<br />
E&#8217; un parcheggio, un fine corsa spacciato da stazione centrale. Puoi trovare di tutto.<br />
Ora siamo al 64° posto, ma aspettiamo di vedere dove saremo fra un po&#8217;, quando non rinnoveremo il contratto.<br />
Non c&#8217;è da deprimersi, dobbiamo solo capire che le classifiche sono finte, rendiamocene conto e mettiamoci l&#8217;anima in pace.</p>
<p>Però la cosa interessante è che per qualcuno il lavoro degli uffici stampa e delle agenzie di booking è ininterrotto e efficientissimo.<br />
Perché? Quanto costa una promozione del genere?<br />
Noi lo abbiamo chiesto al responsabile di un ufficio stampa. Nella nostra mail parlavamo anche del fatto che tutti i promoter avevano dichiarato che erano pronti a lavorare per noi dal momento che fossimo diventati famosi e avessimo acquistato visibilità. Ecco la mail di risposta.</p>
<p>&#8220;Caro Sandro, ormai tutti i promoter rispondono così per lavarsene le mani…troppo facile! Anche noi potremmo dire “se la band non fa concerti non riusciamo a farne parlare”.<br />
Non si fa così, ma ognuno deve fare del suo….Per 3.000 euro (per me un rimborso spese) la mia agenzia sta già facendo i miracoli, ma se tu me ne dessi 10.000 i risultati non cambierebbero. Ergo: su una band emergente bisogna seminare… e poi nel tempo raccogliere. Radio e tv a livello nazionale, nel vostro caso, non hanno spazi…&#8221;</p>
<p>Ma allora, perché le agenzie e gli uffici stampa riescono a creare un grande impatto mediatico per alcuni artisti sconosciuti?<br />
Ci sembra che ogni anno degli illustri sconosciuti appaiano di punto in bianco nella scena musicale. Come fanno?<br />
Noi crediamo che esistano degli accordi fra uffici stampa e alcuni musicisti o case discografiche, per cui gli artisti indipendenti da soli non possono oltrepassare la soglia del anonimato se non pagando cifre a tanti zeri. Ci vogliono tantissimi soldi, non tanti, tantissimi.</p>
<p>Le agenzie di booking, come abbiamo già detto, organizzano i concerti a chi ha già una certa fama. Dicono.<br />
Però, diciamo noi, com&#8217;è che da un anno all&#8217;altro, gente completamente sconosciuta diventa subito nota in alcuni ambienti e ha un tour organizzato?<br />
Di punto in bianco fanno concerti, il loro nome è pubblicizzato in modo visibile e addirittura vincono diversi concorsi, partecipano a famosi festival, tutto nel giro di pochi mesi e i loro pezzi sono piazzati direttamente in vetta alle classifiche indie.<br />
E chi li fa suonare che, a detta delle agenzie, se non si è conosciuti non ti vogliono nemmeno gratis? Com&#8217;è &#8216;sta storia?</p>
<p>E&#8217; un sistema complicato, talmente decadente da non crederci fino all&#8217;ultimo, quando tutti gli indizi convergono e portano alla stessa identica conclusione.<br />
Ma è così: critici impreparati, pagati dalle major, organizzatori di eventi completamente ignoranti di musica, persone incapaci di dare un giudizio personale, ma che si basano unicamente sulla fama di un artista, pronti a ricacciare nelle tenebre chi vuole emergere senza il lasciapassare di una major o di un partito politico, sempre pronti a prostrarsi ai piedi di chi ha successo. Questa gente non  sarà mai in grado di capire il valore di un artista e il lasciapassare lo aggiudicano solo a chi paga (tanti soldi) o a chi ha dietro qualcuno di importante con il quale loro collaborano da anni.<br />
Ma anche nel caso che fossero onesti e sinceri, resta il fatto che viviamo in un periodo nel quale gli eventi cambiano e le cose si complicano. Ci sono meno soldi per le manifestazioni, si vendono solo i gruppi pubblicizzati dalla tv, i promoter non hanno cultura.<br />
Nascono sul web dei siti che offrono concerti alle band, non pagati o solo per le spese. Quindi c&#8217;è poco da fare, dobbiamo arrangiarci da soli.</p>
<p>Per alcuni &#8220;addetti ai lavori&#8221;, il disco Libertà &#8211; con i suoi grandi ospiti internazionali, l&#8217;investimento fuori dal comune di lavoro e denaro, i nostri ideali &#8211; è soltanto una perdita di tempo, un inutile e ingenuissimo tentativo di mascherare i nostri limiti.<br />
Perché noi saremo solo dei dilettanti, finchè qualcuno di importante non dirà il contrario e il coro delle pecore ripeterà: &#8220;E&#8217; vero, è vero, sono dei geni! &#8220;.<br />
Questa è la realtà in cui viviamo.<br />
Noi raccontiamo il nostro punto di vista perché crediamo che finchè i musicisti non capiranno la realtà in cui vivono, cercheranno sempre soluzioni sbagliate, crederanno a persone che gli raccontano quello che fa comodo a loro e non riusciranno mai a venire a capo del problema che è di trasformare la nostra musica autoprodotta in un lavoro retribuito.<br />
Noi pensiamo di aver fatto un capolavoro, di essere andati in Jamaica e di aver trovato delle persone che ci hanno rispettato lavorando con impegno.<br />
Per altri invece, il nostro lavoro è un innocuo dischetto, pieno di musicisti perché i jamaicani ci hanno voluto spremere tutti i soldi in un modo o nell&#8217;altro.</p>
<p>Ma non tutti la pensano così.<br />
Alcuni musicisti, scrittori ed esperti in musica ci hanno fatto i più grandi complimenti, hanno trovato il lavoro veramente valido.<br />
Se non si ha un forte senso della realtà, rischiamo davvero di cadere preda dello sconforto o del risentimento.<br />
E&#8217; improbabile trovare consensi, soprattutto fra i promoter. Queste persone hanno bisogno di andare a colpo sicuro.<br />
Non possiamo nemmeno volergliene. Devono pensare al loro guadagno.<br />
Siamo noi che dobbiamo costruirci l&#8217;immagine del gruppo di successo, poi troveremo tutti i consensi che ci serviranno per poter lavorare e chi ci gestirà le date.</p>
<p>Ma per rimettere in piedi la nostra attività concertistica &#8211; il che vuol dire formare un gruppo e trovare le date dei concerti &#8211; non possiamo aspettare di diventare famosi.<br />
Abbiamo appena rifatto la sala prove che è molto bella e accogliente, ora stiamo formando la band.<br />
Una band nasce dal suono di gruppo, preparando le canzoni, gli arrangiamenti, vedendo il repertorio crescere, suonando per il piacere di suonare.<br />
Preparato un repertorio soddisfacente potremo andare a suonare, anche se non è facile trovare da soli le date dei concerti e coinvolgere i musicisti.<br />
Abbiamo bisogno di suonare come abbiamo bisogno di farci il pane e lavorare nell&#8217;orto.</p>
<p>Abbiamo anche pensato, una volta avviato il gruppo, di trasmettere le sessioni di prova tramite internet. Chissà, forse lo faremo.<br />
Intanto ricordiamo la frase di Morin :  Credere nell&#8217;improbabile e sperare nell&#8217;insperato.</p>
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		<title>Trasformare la rabbia</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 18:20:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barmagrande</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Abbiamo avuto un incontro con due monaci buddisti di tradizione tibetana, un tedesco e un inglese, provenienti dal monastero di Nalanda in Francia. L&#8217;incontro è stato organizzato dal Centro Garuda di Monaco e si è svolto sempre a Monaco, nella biblioteca della Chiesa Anglicana di Saint-Paul. Un grande esempio di[...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo avuto un incontro con due monaci buddisti di tradizione tibetana, un tedesco e un inglese, provenienti dal monastero di Nalanda in Francia.<br />
L&#8217;incontro è stato organizzato dal Centro Garuda di Monaco e si è svolto sempre a Monaco, nella biblioteca della Chiesa Anglicana di Saint-Paul. Un grande esempio di apertura mentale, questo padre Walter, che ospita dei praticanti di altre religioni!<br />
I monaci ci hanno parlato della meditazione, del lavoro sulle nostre emozioni negative, in particolare della rabbia.</p>
<p>La meditazione nella pratica buddista è di due tipi, la meditazione analitica, che analizza un argomento in maniera intellettuale e la meditazione su un punto, in cui si rimane concentrati su un&#8217;immagine, sul respiro o recitando un mantra.<br />
Meditando sugli effetti negativi della rabbia noi adoperiamo il primo tipo di  meditazione, con il quale analizziamo le situazioni in maniera concettuale, analitica.<br />
In tibetano, la parola meditazione si dice &#8220;gom&#8221; che vuol dire familiarizzarci, abituarci.<br />
L&#8217;antidoto alla rabbia è la pazienza, sulla quale dobbiamo meditare e familiarizzarci prima che la rabbia sorga. La pazienza infatti agisce come prevenzione, non come cura.<br />
Quando una persona ci offende o ci maltratta, la nostra reazione è che ci arrabbiamo.<br />
Per prima cosa ci hanno spiegato che non bisogna esternare questo sentimento perché come tutti sappiamo, reagire con rabbia porta tantissime brutte conseguenze, non ci conviene proprio. Quindi il nostro compito è di non reagire automaticamente arrabbiandoci dopo essere stati provocati.</p>
<p>La rabbia si manifesta fisicamente, verbalmente e mentalmente.<br />
Quando noi riusciamo a fermare la reazione mentale, anche le altre due reazioni non si produrranno. Cambiamo il nostro modo di pensare.<br />
Il consiglio principale è che invece di concentrarci sulla persona che ci provoca dobbiamo rivolgere l&#8217;attenzione dentro di noi.<br />
Cosa succede? Ecco, la rabbia. Cosa stanno facendo le mie mani? Rilassiamole, piantiamo bene i piedi a terra e respiriamo. Contiamo magari fino a 10.<br />
Ci sono molti modi di analizzare il problema. Consideriamo che la persona che ci irrita soffre per i suoi difetti che la portano a comportarsi male e non la fanno ragionare.<br />
Proviamo compassione. Cerchiamo di volerle bene se possiamo.<br />
Quando ci troviamo davanti a una persona che ci irrita, possiamo anche cercare di vederla come se non fosse proprio lì davanti a noi, ma come se la vedessimo in tv.<br />
Insomma di metodi ce ne sono molti, la scelta dipende dal momento, dall&#8217;occasione, dal tipo di persona con cui si ha a che fare.<br />
Proviamo a pensare di essere un passo indietro rispetto a noi stessi, al problema, come se in una parte del nostro cervello riuscissimo a rimanere distaccati e osserviamo cosa succede esteriormente.</p>
<p>E quando tutto è inutile e non riusciamo a sopportare una persona? Piuttosto di reagire con rabbia, l&#8217;ultima soluzione è di evitarla.<br />
Ma non si possono sempre evitare i problemi della vita, quindi lavorare su noi stessi è la miglior soluzione.<br />
Non dobbiamo permettere di far sorgere risentimento e rabbia, dobbiamo controllare la nostra mente, prendere buone abitudini.<br />
Col tempo e la pratica, le buone abitudini portano buoni frutti e noi impariamo. Soluzioni pratiche e istantanee non ne esistono, bisogna lavorare su noi stessi, ripetere i buoni pensieri, le buone letture, le buone azioni, meditare, controllare le azioni di corpo, parola e mente.<br />
Come un pezzo di legno a forza di essere bagnato si ammorbidirà, così la nostra mente cambierà.</p>
<p>Tutti i presenti si sentivano coinvolti da questo argomento, facendo domande: come è possibile sopportare chi è totalmente incapace di contenersi ed è astioso, irragionevole, molesto?<br />
Tutti hanno qualcuno nella propria vita che li fa disperare. Quindi?<br />
Quindi il problema non parte dagli altri, ma dalle nostre reazioni negative, dobbiamo smetterla di creare serie infinite di pensieri pieni di ricordi spiacevoli, teorie complottiste, desideri di vendetta, di rivalsa, di avversione. Tutto questo non deve potersi sviluppare nella nostra mente.<br />
Se rimaniamo calmi, i giusti pensieri e le giuste soluzioni arriveranno molto più facilmente.</p>
<p>Anche l&#8217;atteggiamento di non reagire, ma ingoiare l&#8217;offesa è meglio che di esplodere all&#8217;esterno la propria ira, però indica che nella mente i pensieri afflittivi si sono potuti formare. Non è ancora un buon risultato. La cosa migliore è quando si riesce a rimanere calmi e gentili, quando la mente è stabile, imperturbabile, serena.<br />
Quindi hanno spiegato che le persone ostili sono i nostri migliori insegnanti, ci forniscono l&#8217;occasione preziosa di praticare la virtù della pazienza, ci aiutano.<br />
Senza di loro non saremo mai in grado di migliorare la nostra mente, come ci insegna Shantideva:<br />
Dove potrei trovare abbastanza cuoio per ricoprire tutta la superficie della terra? Tuttavia, solo indossare del cuoio sotto le suole delle mie scarpe equivarrà a ricoprire tutta la terra con esso.</p>
<p>Quando siamo in presenza di un problema, in questo caso di una persona molesta, nasce in noi la paura. Crediamo che la pazienza ci porterà a doverla subire per sempre.<br />
Invece è proprio il contrario. Questo fraintendimento ci ha portato a considerare la pazienza come un atteggiamento remissivo e negativo, invece è il solo modo che abbiamo per fermare le proprie emozioni negative che ci impediscono di fatto di far fronte ai problemi e risolverli.<br />
Imparare a gestire la propria mente, i propri pensieri afflittivi, vuol dire essere in grado di risolvere senza sforzo i problemi, nel momento che sorgono.</p>
<p>Ci hanno raccontato una storiella: un giorno un eremita che praticava da solo in una grotta esce a procurarsi della legna. Quando ritorna vede che nella sua grotta sei piccoli dèmoni stavano distruggendo i suoi libri, rovinavano il cibo, il letto, tutto quanto. Allora entra e gli grida: Andate via, andate via!<br />
Siccome non se ne andavano, prende un pezzo di legno e comincia a picchiarli, ma ogni volta che li batteva, questi si dividevano in due e si raddoppiavano. In poco tempo erano diventati il doppio e la stanza era tutta distrutta.<br />
Allora l&#8217;eremita si fermò, smise di arrabbiarsi e gli disse: Va bene fate come volete, mettetevi comodi e fate come se foste a casa vostra.<br />
I dèmoni sparirono tutti tranne uno, il più brutto. L&#8217;eremita gli aprì la bocca, ci mise dentro la testa e gli disse: Mangiami pure!<br />
Anche questo demone sparì.<br />
Questo racconto ci ha fatto capire che la pazienza i problemi li risolve veramente, non dobbiamo più subirli. I demoni che spariscono significa che la causa del problema viene risolta.</p>
<p>Noi siamo abituati a focalizzare il problema e non la mente, la nostra mente, che li deve risolvere. Se riusciamo ad avere la calma necessaria per andare avanti, troveremo la soluzione, i problemi non saranno evitati, saranno risolti. Ma è della nostra mente che ci dobbiamo preoccupare, rivolgere l&#8217;attenzione all&#8217;interno di noi e non all&#8217;esterno, perché la mente degli altri, noi non la possiamo cambiare così facilmente.<br />
La pratica buddista è di occuparsi delle azioni di corpo, parola e mente, di mettere in pratica nella vita di tutti i giorni gli argomenti sui quali meditiamo.<br />
Invece di pensare con astio alle persone che ci creano problemi, la soluzione sta nel gestire le proprie emozioni, comportarsi correttamente e con mente calma e ragionevole, trovare le soluzioni.<br />
Farsi prendere dal panico, dalla paura, dalla rabbia, passare ore a rimuginare con astio pensando ai difetti degli altri invece non serve a niente, anzi, accresce sempre di più il problema.<br />
Sfogare la propria rabbia non è utile, è molto meglio imparare a calmare la mente, a capire i problemi, a perdonare.</p>
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		<title>Teoria della musica ad uso sociale. Capitolo 3 Il tempo e il ritmo</title>
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		<pubDate>Sun, 05 May 2013 11:34:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barmagrande</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il tempo</p>
<p>La parola &#8220;tempo&#8221; in musica ha diversi significati:<br />
a) &#8220;Suonare a tempo&#8221; indica la regolarità di esecuzione.<br />
b) &#8220;Battere il tempo&#8221; vuol dire battere con la mano o col piede la pulsazione che ci viene più facile e naturale da seguire ascoltando un brano musicale.<br />
c) indica la velocità del metronomo es. semiminima = 120.<br />
d) è il numero di battiti compresi in una battuta es. &#8220;Il valzer è una danza a tre tempi&#8221;.</p>
<p>Il tempo e la pulsazione<br />
Riprendiamo il concetto di tempo e pulsazione per approfondire questo importante argomento.<br />
Il tempo relativo a un particolare brano musicale ha una velocità che risulta di facile esecuzione, sia battendo le mani, battendo il piede o con la matita sul tavolo.<br />
Se invece è troppo veloce, si tratta di una suddivisione del tempo. Non è riproducibile in maniera comoda e rilassata, ma bisogna eseguirla con una certa abilità.</p>
<p>La pulsazione è una successione di battiti regolari che può essere riferita sia al tempo che alle sue suddivisioni, quindi può essere molto lenta o molto veloce.<br />
Però se la pulsazione è troppo lenta, non è più percepita come pulsazione, ma come singoli battiti, perché la mente si distrae e non riconosce che c&#8217;è continuità fra i suoni.<br />
Quando è velocissima invece, si trasforma in una vibrazione e noi la percepiamo come un suono.</p>
<p>Capire la nozione di tempo, pulsazione, ritmo è importante.<br />
Se non riusciamo nemmeno a riprodurre una pulsazione stabile, come potremo eseguire un brano o un ritmo regolari?<br />
La comprensione di queste nozioni è soprattutto spontanea e nasce dall&#8217;imitazione cioè dalla riproduzione di un esempio che ci viene dato.<br />
Come si potrebbe altrimenti insegnare ai bambini? Non possiamo pretendere di spiegare a un bambino cos&#8217;è la pulsazione.<br />
E&#8217; più facile dare un esempio suonando e chiedere di riprodurlo. Infatti la musica si insegna principalmente attraverso l&#8217;imitazione.<br />
Per un adulto può anche essere utile capire intellettualmente alcuni argomenti perché una volta capiti, possiamo fare cadere delle vecchie incomprensioni e blocchi mentali.<br />
E&#8217; importante partire dalla pratica e solo dopo ricorrere all&#8217;analisi che può servire per la condivisione delle idee, per la scrittura musicale e per l&#8217;insegnamento.</p>
<p>Il ritmo</p>
<p>Il ritmo è creato variando gli accenti di una pulsazione. La pulsazione quindi è la più elementare forma di ritmo: una serie di battiti uguali che si ripetono, senza variazione di velocità né di accento.<br />
.     .     .     .     .     .     .     .     .     .     .     .</p>
<p>Per creare un ritmo, eseguiamo questa pulsazione regolare e diamo un accento ad esempio ogni 3 battiti.<br />
&gt;        .      .         &gt;        .      .         &gt;        .      .         &gt;        .      .         &gt;        .      .</p>
<p>In questo modo abbiamo prodotto un semplice ritmo, una serie regolare che si ripete accentuando un battito su tre.<br />
Adesso abbiamo anche una nuova pulsazione ogni 3 battiti, perché il nuovo accento crea una nuova pulsazione, più marcata.<br />
Questa pulsazione dura il triplo di quella precedente e quindi è più lenta.</p>
<p>Facciamo lo stesso accentuando un battito su due:<br />
&gt;       .        &gt;       .        &gt;       .        &gt;       .        &gt;       .        &gt;       .        &gt;       .        &gt;       .</p>
<p>Qui abbiamo due pulsazioni, quella formata da tutti i battiti e quella prodotta dai battiti con l&#8217;accento.<br />
La pulsazione composta da tutti i battiti ha la velocità doppia rispetto a quella formata soltanto dalle note accentuate.</p>
<p>Ogni figura ritmica è creata accentuando in modi diversi una pulsazione. I ritmi più complessi sono creati accentuando le suddivisioni dei tempi.<br />
Ogni ritmo nasce dallo spostamento degli accenti e può essere analizzato in questo modo.</p>
<p>Suddivisione del tempo &#8211; esercizi col metronomo</p>
<p>1. Seguiamo una musica e troviamo le diverse pulsazioni, dalle più lente alle più veloci. Eseguiamole battendo con una matita sul tavolo.</p>
<p>2. Posizioniamo il metronomo ad un tempo facile da eseguire (da 60 a 72) ed esercitiamoci a battere il tempo insieme al metronomo.<br />
Successivamente cerchiamo di suonare due battiti regolari per ogni tempo, poi 3, 4, 5, 6, 7, 8.<br />
Questo esercizio va fatto a gradi, prima cercando di passare da un battito ogni tempo a due battiti, poi torniamo a uno per un po&#8217; e poi ancora a due.<br />
Quando questo esercizio risulta facile, si passa a tre battiti. Man mano che si riesce a eseguire questo, si passa alle altre suddivisioni, e infine riproduciamo le suddivisioni saltando da una all&#8217;altra.<br />
L&#8217;aspetto importante di questo esercizio è di riuscire a interiorizzare la suddivisione del tempo ed eseguire le diverse figure nella maniera più regolare possibile.<br />
Saltare da una figura all&#8217;altra è importante, ma non prima di riuscire a eseguire regolarmente le diverse suddivisioni.<br />
Questo esercizio può essere praticato anche studiando scale e arpeggi.</p>
<p>L&#8217;attenzione e la consapevolezza</p>
<p>Anche eseguendo gli esercizi più semplici come scale e arpeggi, dobbiamo stare attenti a suonare con musicalità.<br />
Se dimentichiamo di farlo, rischiamo di prendere la brutta abitudine di suonare in modo automatico e alla fine questa tendenza diventerà un difetto che ci porteremo sempre dietro.<br />
Suonare è come parlare. E&#8217; sempre meglio ascoltarci e accorgerci se diciamo delle stupidaggini, invece di parlare a ruota libera.<br />
Fare attenzione all&#8217;emissione del suono, alla musicalità, al fraseggio, alla posizione del corpo, deve diventare un&#8217;abitudine.<br />
Le abitudini si prendono praticando l&#8217;attenzione e la consapevolezza, in modo da essere in grado di ascoltarci e correggerci da soli.</p>
<p>I due aspetti principali dello studio musicale</p>
<p>Il primo aspetto è più materiale, riguarda lo studio del suono come melodia, come ritmo, come armonia.<br />
E&#8217; lo studio dello strumento, è l&#8217;oggetto delle teorie della musica, del solfeggio, l&#8217;armonia, l&#8217;analisi, dettati musicali, solfeggio cantato ecc.<br />
Il secondo è l&#8217;aspetto spirituale: la musica intesa come condivisione, come comunicazione, come espressione dei sentimenti umani.<br />
Soltanto dall&#8217;insieme di queste due caratteristiche può nascere la musica ed è per questo che l&#8217;aspetto umanistico cioè la motivazione individuale, la capacità di condividere i sentimenti attraverso l&#8217;arte, la sensibilità individuale sono caratteristiche importantissime così come lo sono lo studio personale, la preparazione tecnica, le qualità innate.<br />
La motivazione che ci spinge a suonare è un fattore determinante per la riuscita dei nostri studi e per una buona esecuzione.<br />
Se non fosse così, una drum machine potrebbe realizzare dei bellissimi groove, mentre in realtà i groove più belli sono eseguiti da artisti in carne ed ossa.</p>
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		<title>Babilonia e Samsara</title>
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		<pubDate>Wed, 01 May 2013 13:44:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barmagrande</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Babilonia e Samsara sono due visioni del mondo rispettivamente della dottrina rasta e del buddhismo. Babilonia è un riferimento biblico usato dai rasta per definire la società corrotta in cui viviamo, asservita al potere del profitto e dello sfruttamento. Il rastaman disprezza l&#8217;arroganza del potere, conosce il sistema e cerca[...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Babilonia e Samsara sono due visioni del mondo rispettivamente della dottrina rasta e del buddhismo.</p>
<p>Babilonia è un riferimento biblico usato dai rasta per definire la società corrotta in cui viviamo, asservita al potere del profitto e dello sfruttamento.<br />
Il rastaman disprezza l&#8217;arroganza del potere, conosce il sistema e cerca il più possibile di restarne al di fuori.<br />
Sente come missione il dovere di aprire gli occhi alla gente, di rivendicare i propri diritti, di combattere contro l&#8217;ingiustizia del razzismo e della discriminazione. Sta attento a come mangia, in genere è vegetariano e da molta importanza a mantenere un comportamento consapevole ed etico.<br />
Usa le erbe come medicina e la musica.</p>
<p>Per il buddhista il Samsara è il mondo in cui viviamo, nel quale torniamo incessantemente a rinascere, esistenza dopo esistenza, sotto diverse forme. Viviamo in questo stato di esistenza perché siamo stati spinti dalla nostra ignoranza.<br />
Vinta l&#8217;ignoranza, purificati i difetti mentali, acquisiti i meriti, il samsara finisce e noi smettiamo di essere costretti a rinascere, raggiungendo la buddhità, ovvero una forma di esistenza dove si sperimenta la perfetta beatitudine, priva di sofferenza.<br />
Il buddhista ha come missione quella di raggiungere l&#8217;illuminazione per essere in grado di aiutare tutti gli esseri senza eccezione a liberarsi dalla sofferenza e a ottenere la liberazione definitiva, la liberazione dall&#8217;esistenza ciclica.<br />
Anche il buddhista sta attento a come mangia, in genere è vegetariano e presta molta attenzione ad avere un comportamento etico e consapevole.</p>
<p>Il mondo in cui viviamo è pieno di sofferenza, di ignoranza e di ingiustizia, tutti noi lo possiamo constatare ogni giorno. Sappiamo che in questa Terra molte persone soffrono la fame, sono sfruttate e subiscono la guerra.<br />
Adesso anche noi, la parte ricca del pianeta, siamo in crisi: perdiamo il lavoro, i diritti. Cominciamo a vivere in piccola parte l&#8217;ingiustizia che altri subiscono a grandi dosi.</p>
<p>Eppure in questo mondo ingiusto noi ci dobbiamo vivere e combinare anche qualcosa di sensato.</p>
<p>Da una parte osserviamo tutta l&#8217;ingiustizia della società corrotta, di chi ci governa, della politica nazionale e internazionale, dei danni all&#8217;ambiente, delle guerre finanziate dai potenti, del menefreghismo di chi sta bene e pensa solo al suo piccolo (o grande) tornaconto personale.<br />
Da un altro lato però notiamo che i saggi non si scoraggiano. Il loro atteggiamento è sempre sereno e positivo.<br />
Ci esortano a coltivare lo spirito di compassione, a compiere buone azioni, a astenerci dai comportamenti nocivi.<br />
Spiegano che il mondo è direttamente influenzato dal nostro atteggiamento interiore. Siamo noi che possiamo decidere che persone frequentare, che libri leggere, quali pensieri e atteggiamenti vogliamo avere. Una buona persona ha molti amici, anche gli animali si avvicinano volentieri.<br />
Questo pensiero rende la mente positiva, ci spinge a migliorare per cambiare il nostro mondo in meglio.<br />
Non possiamo solo vedere il lato negativo, che pur esiste, delle cose.<br />
Se vogliamo combinare qualcosa di buono dobbiamo capire quali sono i meccanismi con i quali abbiamo a che fare.<br />
Il pensiero deve rimanere pratico, pulito, come la famosa frase di Shantideva: &#8211; Se c&#8217;è un rimedio perché disperarsi e se non c&#8217;è rimedio, a cosa serve disperarsi?</p>
<p>Nella nostra società tutto sembra farci credere che non abbiamo la possibilità di scegliere, che siamo completamente imprigionati dal sistema, dentro Babilonia.<br />
Ma Babilonia siamo anche noi, noi che siamo nati e cresciuti fra i lussi e i privilegi di una generazione viziata.<br />
Ci disperiamo forse ogni giorno per i bambini che muoiono di fame? No, sappiamo che in qualche parte del mondo è così, ma sappiamo di non poterci fare niente. O almeno, è quello che crediamo.<br />
Siamo cresciuti a Babilonia, con i suoi lussi e le sue distrazioni. Non sappiamo cosa fare, passiamo la nostra vita cercando di stare bene, di non soffrire e non è facile restare fuori dalla sofferenza se coltiviamo dei vizi.<br />
La nostra società soffre di ignoranza, di solitudine, di depressione, di noia, di opulenza, di avidità e di insoddisfazione.</p>
<p>Cambiando la nostra realtà interiore cambierà anche la realtà esteriore, le persone intorno a noi, il mondo.<br />
I saggi non soffrono di depressione e di pessimismo pur rimanendo molto realisti.</p>
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		<title>L&#8217; orto-giardino, Libereso e il pensiero di Morin</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 21:19:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barmagrande</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche quest&#8217;anno, per il quarto anno, rimettiamo in piedi l&#8217;orto. Veramente, grazie al lavoro dell&#8217;anno scorso con le alzatine tipiche della permacultura e grazie al clima della Liguria, l&#8217;orto non ha mai smesso di produrre. Ora abbiamo i broccoli, i carciofi, il sedano, le cipolle, l&#8217;insalata, le erbe aromatiche, l&#8217;aglio[...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche quest&#8217;anno, per il quarto anno, rimettiamo in piedi l&#8217;orto.<br />
Veramente, grazie al lavoro dell&#8217;anno scorso con le alzatine tipiche della permacultura e grazie al clima della Liguria, l&#8217;orto non ha mai smesso di produrre.<br />
Ora abbiamo i broccoli, i carciofi, il sedano, le cipolle, l&#8217;insalata, le erbe aromatiche, l&#8217;aglio e il prezzemolo.<br />
Anche quest&#8217;anno, come era accaduto l&#8217;anno scorso, gli amici dell&#8217;allevamento Comte d&#8217;Eaux, Marina e Pietro, ci hanno regalato 160 piantine di aromatiche fra salvie, rosmarini e lavande. Abbiamo la possibilità di riempire la campagna di queste preziose piante che aiutano il terreno a rigenerarsi e tengono lontani i parassiti.<br />
L&#8217;orto diventa ogni anno più importante e più bello. Intorno a casa nostra il giardino si riempie sempre di più di fiori, piante e alberi.</p>
<p>Abbiamo iniziato a ripulire la campagna e creare un giardino nel 2007. Credevamo che per fare questo avremmo dovuto aspettare molto tempo perché eravamo impegnati con la musica e con il lavoro. Poi un giorno abbiamo pulito un piccolo pezzetto e ci abbiamo piantato un gelsomino, un rosmarino (che i cani hanno subito distrutto), una salvia, una maggiorana e un timo selvatico.<br />
E da lì siamo andati avanti, pezzo per pezzo e ogni volta che il giardino si ingrandiva, il coraggio e la voglia di lavorarci cresceva.<br />
Così adesso abbiamo pulito tutta la campagna, piantato un bel po&#8217; di alberi da frutto, qualche ulivo, qualche centinaio di aromatiche, viti, un pepe rosa, un pino da pinoli e abbiamo un orto.</p>
<p>Poi siamo andati a un incontro con Libereso Guglielmi, organizzato dal giornalista Claudio Porchia che come missione si è prefissato di  accompagnare questo giovane di 88 anni  in tutta Italia.<br />
Libereso è chiamato anche il giardiniere di Italo Calvino, perché ha lavorato per il padre di Calvino che era un famoso botanico.<br />
Libereso ci ha spiegato che bisogna piantare alberi e piante per fare in modo di rigenerare il terreno. Bisogna cercare le specie antiche, rivalutare le piante spontanee e la biodiversità, rispettare la vita. Ci aveva anche consigliato di preparare delle frasi scritte sul legno con degli aforismi o pensieri che a noi piacciono particolarmente e piazzarli in giardino in modo da ritrovarceli ogni volta che facciamo una passeggiata.</p>
<p>Siamo ripartiti con una motivazione più forte.<br />
Non sappiamo quante camionate di spazzatura abbiamo dovuto portare in discarica, quanti vetri rotti, tubi di plastica, ferro vecchio abbiamo buttato.<br />
Abbiamo poi costruito pergolati e ripari per il sole.<br />
Intorno alla casa si sentono i profumi dei caprifogli, delle lavande, dei gelsomini, della ginestra, del pitosforo, delle bocche di leone.<br />
Quando passiamo vicino alle piante di salvia, rosmarino, maggiorana, origano, lavanda, camomilla, menta e verbena ne sentiamo l&#8217;aroma.<br />
I sentieri che erano distrutti, sono stati ripristinati e anche l&#8217;impianto di irrigazione.</p>
<p>Adesso è arrivato il momento di occuparci dell&#8217;orto anche se non sappiamo ancora come faremo per bagnarlo perché in estate saremo tutti impegnati con i nostri rispettivi lavori.<br />
Intanto sappiamo che se avessimo aspettato il momento giusto per iniziare a lavorarci, probabilmente non avremmo mai fatto niente.<br />
Invece di avere l&#8217;orto e il giardino, avremmo i rovi e i tubi di plastica del vecchio impianto a pioggia che usavamo quando c&#8217;era l&#8217;azienda dei fiori.<br />
Come cambiano i tempi. E&#8217; proprio vero che bisogna credere nell&#8217;improbabile per andare avanti, come dice Edgar Morin!</p>
<p>Anche per la musica è uguale: dobbiamo &#8220;credere nell&#8217;improbabile e sperare nell&#8217;insperato&#8221;.<br />
Grande Morin, ci spiega che se vogliamo troppe garanzie e non accettiamo di vivere nell&#8217;incertezza, non riusciremo mai a portare a termine i nostri progetti.<br />
Dobbiamo agire prima di essere sicuri. Il resto arriverà, si potrà anche tornare un po&#8217; indietro, ma se la volontà è quella di avanzare, il lavoro progredirà lo stesso, in un modo o nell&#8217;altro.</p>
<p>L&#8217;orto ci insegna tante cose, ci fa stare bene mentre ci lavoriamo, mangiamo bene, prendiamo il sole e facciamo movimento.<br />
Impariamo a conoscere la natura. Creiamo aiuole, siepi, mangiamo i primi frutti dei giovani alberi piantati 2 anni fa.<br />
L&#8217;orto-giardino ci fornisce anche l&#8217;aloe per depurarci, e tanti tipi di tisane.<br />
Progettiamo nelle nostra mente fontane, cascate, ruscelli, piscine, nuove coltivazioni di ogni tipo, sentieri e scalinate, muretti, panchine.<br />
Non siamo ancora riusciti a sistemare una serra, per poter seminare e piantarci un po&#8217; di orto per l&#8217;inverno, ma è nei nostri progetti.</p>
<p>Fra una settimana avremo finito di piantare le aromatiche e inizieremo a piantare peperoni, melanzane, pomodori e basilico.<br />
Allo stesso tempo porteremo avanti l&#8217;ingrato lavoro di levare l&#8217;erba e i rovi che ancora infestano l&#8217;orto. Dopo di che, pacciameremo il terreno il più possibile in modo da ridurre la crescita delle infestanti fra le piante.<br />
Credere nell&#8217;improbabile, sperare nell&#8217;insperato. Grande Morin!</p>
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		<title>Pillole di entusiasmo</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Apr 2013 13:55:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barmagrande</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Molte volte, parlando con amici e conoscenti, ci viene chiesto: - Come va la musica? Il disco va bene? - Noi raccontiamo tutto o in parte, quello che stiamo facendo: il lavoro su internet, le interviste, le risposte dei produttori, degli uffici stampa, dei critici. Vogliono sapere se ci vedranno[...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molte volte, parlando con amici e conoscenti, ci viene chiesto:<br />
- Come va la musica? Il disco va bene? -<br />
Noi raccontiamo tutto o in parte, quello che stiamo facendo: il lavoro su internet, le interviste, le risposte dei produttori, degli uffici stampa, dei critici.<br />
Vogliono sapere se ci vedranno in televisione, se questo disco ci ha finalmente portato successo e lavoro.<br />
Per spiegare come stanno le cose ci vorrebbe molto tempo, noi diciamo:<br />
- Non è così semplice per un gruppo sconosciuto, con la crisi e il mercato discografico in pieno fallimento. Tutti dicono che dobbiamo crearci da soli una visibilità, che solo dopo potremo organizzare un tour. -<br />
- Ma allora, non è successo niente? No, perché se ora non succede niente, poi diventa tardi per fare qualcosa; questo disco quanto può ancora durare? Poi diventa vecchio e voi non potete mica uscire a 50 anni! -<br />
Ci dispiace leggere la disillusione in quei volti, perché sappiamo che non hanno ancora capito qual&#8217;è la nostra realtà.</p>
<p>Forse queste persone non sanno o dimenticano di sapere che noi facciamo musica insieme da quasi 20 anni e di esperienze, delusioni, soddisfazioni e illusioni ne abbiamo avute tante. Se avessimo suonato solo per la fama e i soldi, avremmo già smesso da anni.<br />
Se abbiamo continuato a fare musica è perché esistono altre motivazioni, ben più importanti, che ci spingono ad andare avanti.</p>
<p>E&#8217; facile che un ragazzo molli il colpo, dopo aver avuto l&#8217;illusione di un facile successo.<br />
Ma a dei musicisti che suonano da una vita, questo non può accadere tanto facilmente.<br />
Quello che può succedere quando non riusciamo a realizzare un progetto, è che andiamo alla ricerca di nuove strade.<br />
Proviamo a fare del nostro meglio, al limite aspettiamo, andando a lavorare per procurarci i fondi da investire in un altro disco, in un nuovo strumento, per produrre un altro videoclip o dei concerti.<br />
Perché lo scopo non è quello di apparire, ma di essere.</p>
<p>Anche se questa frase la vediamo decine di volte su facebook, è difficile da integrare, da comprendere a fondo.<br />
Fin da piccoli abbiamo assimilato la nozione che chi merita il successo appare in tv, in radio, nei giornali.<br />
Abbiamo creduto che prima o poi, chi merita il successo, lo ottiene.<br />
Chi non riesce a sfondare ha sicuramente &#8220;qualcosa che non va&#8221; oppure pensiamo che &#8220;gli manca ancora qualcosa&#8221;.<br />
E&#8217; naturale quindi per le persone, credere che chi non ha ottenuto il successo dopo tanti anni è perché non se lo merita.<br />
- Ma sì, almeno ci avete provato! &#8211; ci dicono.<br />
Non capiscono che per noi non si tratta nè di provarci nè di riuscirci, ma di fare musica, di fare la nostra musica.</p>
<p>Certo, il giorno che avremo successo &#8211; che per noi vuol dire trasformare la nostra attività musicale autoprodotta in un lavoro &#8211; saremo veramente felici, ma non è che se un disco non ci porta il desiderato successo a noi cade il mondo addosso.<br />
Soprattutto perché abbiamo la consapevolezza di aver prodotto della buona musica.<br />
Quindi il successo noi lo valutiamo prima di tutto in termini di qualità artistica.</p>
<p>Oltretutto, siamo molto legati ai testi delle nostre canzoni, alla scelta vegetariana, al popolo tibetano, a tutto quello che diciamo nelle nostre canzoni. Per noi è molto importante diffondere questi messaggi.<br />
E&#8217; come una specie di missione, il nostro piccolo contributo alla Madre Terra che ci sostiene per tutto il tempo che rimarremo in vita a spese del Pianeta.</p>
<p>Un altro tipo di visuale che non tutti possono capire è che fare musica vuol dire avere una vita che ruota attorno alla composizione, alla scrittura, alle idee, alla cultura. E&#8217; una scelta di vita. Abbiamo scelto di costruire delle canzoni e di vivere per realizzarle.<br />
L&#8217;impegno che ci mettiamo è quello che possiamo permetterci. Quando possiamo, ci lavoriamo di più e quando ci servono soldi, andiamo a lavorare.<br />
Dopo tanti anni non esiste più un successo da raggiungere, esiste una vita da portare avanti meglio che si può, cercando anche di stare bene.</p>
<p>Quali alternative abbiamo altrimenti? C&#8217;è un modo migliore di vivere?<br />
Ci sono attorno a noi persone felici e contente, senza problemi?<br />
No, ognuno ha i suoi problemi, ogni lavoro ha pregi e difetti. E noi non abbiamo la predisposizione per scegliere qualsiasi mestiere.<br />
Vogliamo scegliere delle occupazioni che ci facciano vivere sereni, in salute, che ci rendano utili a noi stessi e agli altri.<br />
Il successo e l&#8217;insuccesso li lasciamo a chi ama l&#8217;altalena dell&#8217;eccitazione e della depressione.<br />
Noi vogliamo solo andare avanti e imparare a essere felici.<br />
Invece di disperarci perché le cose non vanno come vorremmo, ci prepariamo ad affrontare il giorno in cui la fortuna si volterà dalla nostra parte, consapevoli che una grande fortuna potrebbe nuocere più della sfortuna.</p>
<p>Per procedere spediti e non perderci per strada, noi consigliamo di stare attenti alle persone che anche in buona fede, mettono in dubbio le nostre qualità e il nostro lavoro.<br />
Non servono. Anzi, ci possono danneggiare molto, soprattutto nei momenti di crisi o quando siamo obbligati a fare delle scelte ben precise.<br />
Il dubbio può essere molto positivo, ma come tutte le cose, deve avere dei fondamenti validi e deve essere risolto in fretta altrimenti ci blocca e basta.<br />
Dobbiamo stare attenti perché le persone che creano dubbi possono essere anche valide, intelligenti, dotate.</p>
<p>Ci sono, al contrario, delle persone che per loro natura ci danno entusiasmo e il coraggio per andare avanti. Queste persone sono utili.<br />
Ci spingono a fare, ci danno fiducia in noi stessi.<br />
A volte possono essere anche totalmente digiuni di musica, ma capiscono che è bello avere una passione, seguire la propria natura. Sanno che è importante fare qualcosa di bello e ci spingono a lottare per riuscirci.</p>
<p>Ogni tanto ci serve qualche pillola di entusiasmo.<br />
Ma sì, a volte anche noi cadiamo in preda allo sconforto, però con gli anni abbiamo sviluppato dei forti anticorpi.<br />
Speriamo di poterli passare anche agli altri.</p>
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		<title>L&#8217;inquinamento in casa nostra</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Apr 2013 18:47:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barmagrande</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;inquinamento peggiore lo produciamo noi dentro le mura di casa. Il motivo è che oltre al fattore inquinante, in casa abbiamo l&#8217;aggravante della continuità, cioè ci stiamo tutti i giorni in casa, più ore al giorno e c&#8217;è anche la ripetitività, cioè veniamo sempre in contatto con gli stessi agenti[...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;inquinamento peggiore lo produciamo noi dentro le mura di casa.</p>
<p>Il motivo è che oltre al fattore inquinante, in casa abbiamo l&#8217;aggravante della continuità, cioè ci stiamo tutti i giorni in casa, più ore al giorno e c&#8217;è anche la ripetitività, cioè veniamo sempre in contatto con gli stessi agenti nocivi. Vi consigliamo questo libro <a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__la_casa_bioecologica.php" target="_blank">http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__la_casa_bioecologica.php</a><br />
Si sviluppano le allergie, aumentano le intolleranze ai prodotti chimici. E qui inizia l&#8217;elenco, che non è certo completo, ma è un inizio.</p>
<p>Prima di tutto gli indumenti che indossiamo. I prodotti sintetici sono a base di petrolio, i coloranti sono sicuramente non a norma di legge se provengono da paesi che possono usare qualsiasi prodotto senza un controllo o una legge che ne regoli l&#8217;uso.<br />
La nostra pelle rimane a contatto diretto con questi materiali non naturali per molte ore, tramite la traspirazione assorbe più facilmente queste sostanze.<br />
Anche i divani sui quali passiamo molte ore al giorno possono essere nocivi, se costruiti con materiali sintetici.</p>
<p>Altri agenti inquinanti sono i saponi, creme, cosmetici, profumi, detersivi vari, disinfettanti chimici.<br />
Sarebbe meglio leggere la composizione e iniziare a porsi qualche domanda riguardo alla natura dei loro componenti.<br />
Ci laviamo con acqua calda, i nostri pori si dilatano, e insieme adoperiamo saponi con una lista di ingredienti chimici che sembra la formula di uno scienziato pazzo.<br />
Proviamo a leggere a voce alta gli ingredienti dei prodotti che usiamo, prendiamo una bella lente di ingrandimento e facciamolo. Poi andiamo a cercare su internet quelle sostanze e insieme scriviamo &#8220;effetti collaterali&#8221; oppure &#8220;sono tossici&#8221;. Troveremo delle belle sorprese.<br />
Meglio servirsi di prodotti naturali e imparare a fare da sè i detergenti per la casa. Su internet c&#8217;è tutto, basta cercare.</p>
<p>I materiali edili e la casa.<br />
La casa più salutare è in legno, trattato con impregnanti naturali. Se abbiamo una casa in cemento possiamo ricoprirla con il legno, la moquette e i tappeti che devono essere naturali, del materiale che volete (o che potete), ma naturali: cotone, bambù, di cocco, di corda.<br />
Anche le vernici devono essere naturali.<br />
Materiali come il cemento, le vernici chimiche o la presenza di falde acquifere sotto la casa, i mobili costruiti industrialmente con colle, vernici, materiale plastico, sono tutte cose da evitare.<br />
Cerchiamo nel tempo di rimpiazzare questi materiali con altri di origine naturale, senza trattamenti tossici. Le falde acquifere sotto la casa sono anche molto dannose alla salute e se ci sono, devono essere in qualche modo deviate, prosciugate o isolate.</p>
<p>Altro problema ci arriva dagli additivi alimentari che ormai sono presenti dappertutto, oltre che dalla qualità delle materie prime.<br />
E&#8217; vero che ne è stata testata la nocività, ma non è stato considerato che li assumiamo insieme ad altri additivi, presenti in diversi altri cibi, per cui non esistono esperimenti sui possibili effetti collaterali provocati dalla sinergia di queste sostanze.</p>
<p>Le onde elettromagnetiche, le onde dei telefonini, dei forni a microonde, degli schermi tv, dei computer, dei frigoriferi, della corrente elettrica, quelli ancora più pericolosi dei ripetitori per tv e cellulari, che adesso li mettono pure sui tetti dei condomìni, dei wireless. Qualche riccone programma le luci e la chiusura delle porte e finestre di tutto l&#8217;appartamento con il wireless e con un batter di mani, si becca delle onde elettromagnetiche in più.</p>
<p>E&#8217; vero, sembrano troppe le cose che fanno male, ma cosa volete, le industrie si sono fatti i fatti loro per decenni e noi eravamo troppo occupati a lavorare per poterci comprare tutte queste belle cose che il welfare ci ha permesso e non ci siamo informati riguardo agli effetti collaterali o al materiale con cui venivano costruiti gli oggetti che compravamo.</p>
<p>Parliamo un po&#8217; anche dei farmaci.<br />
In molti casi utilizziamo farmaci chimici per problemi risolvibili anche con prodotti naturali e senza controindicazioni.<br />
In generale, la medicina allopatica è valida per risolvere problemi a breve termine, in fretta. Però se vogliamo risolvere, curare, eliminare il problema a lungo termine, diventa dannosa perché provoca troppi effetti collaterali. A questo punto è meglio ricorrere alla medicina naturale e all&#8217;alimentazione sana.</p>
<p>Altro danno lo subiamo dagli amalgami dentali. Le otturazioni grigie. Adesso non le fanno più però chi ce l&#8217;ha, come noi, se le ritrova in bocca e rilasciano mercurio.<br />
Sarebbero da rimuovere con tutte le attenzioni opportune, da dentisti competenti, in rimozione protetta, altrimenti si provoca un serio avvelenamento.</p>
<p>Poi c&#8217;è l&#8217;acqua del rubinetto, che è migliore di quella che compriamo nelle bottiglie, ma se usiamo anche un piccolo ed economico depuratore è ancora meglio.<br />
Qui non parliamo dell&#8217;alimentazione, ma ricordiamo che il sale da comprare è quello marino integrale non trattato. Lo usiamo tutti i giorni e alla fine si accumula nel nostro organismo.</p>
<p>Anche attraverso l&#8217;aria assumiamo gran parte di inquinamento. Noi respiriamo sempre, senza fermarci mai. Logicamente se si fuma in casa riempiamo l&#8217;ambiente di sostanze tossiche che ci respiriamo passivamente.<br />
I deodoranti chimici, profumi e incensi chimici sono sempre porcherie. Usiamo solo sostanze naturali come l&#8217;olio essenziale di lavanda, pino, palo santo, incensi naturali.<br />
Esistono delle piante che depurano l&#8217;aria e alcune producono anche ossigeno la notte <a href="http://www.cofra.net/cofralab/piante-che-depurano-laria-fai-la-tua-scelta/" target="_blank">http://www.cofra.net/cofralab/piante-che-depurano-laria-fai-la-tua-scelta/</a><br />
e le lampade di sale.</p>
<p>E&#8217; solo grazie a una notevole quantità di informazioni che riusciremo a costruire attorno a noi un ambiente salutare, riducendo al minimo i prodotti tossici.<br />
Molte malattie sono causate da una molteplicità di cause che insieme portano il nostro sistema immunitario al collasso.<br />
All&#8217;opposto, grazie alla sinergia di molti fattori &#8211; alimentazione sana, utilizzo di prodotti naturali, esercizio fisico, meditazione, uso di piante, cure disintossicanti come idrocolonterapia, lavaggio epatico, cura con aloe, digiuni, bagni derivativi &#8211; possiamo rinforzare il nostro corpo, curarci e ritrovare la salute.</p>
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		<title>Pasqua con Dagpo Rimpoche</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Apr 2013 14:35:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barmagrande</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Abbiamo passato la Pasqua seguendo gli insegnamenti di Dagpo Rimpoche, un lama tibetano di 82 anni che vive a Parigi dal 1960 e gira tutto il mondo dando insegnamenti. Ci ha spiegato che cosa è la felicità. Essere felici, per la filosofia buddista, è una capacità che varia secondo lo[...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo passato la Pasqua seguendo gli insegnamenti di Dagpo Rimpoche, un lama tibetano di 82 anni che vive a Parigi dal 1960 e gira tutto il mondo dando insegnamenti.<br />
Ci ha spiegato che cosa è la felicità.<br />
Essere felici, per la filosofia buddista, è una capacità che varia secondo lo spirito delle persone. Gente povera, miserabile o malata dice di essere felice, gente ricca e in salute si sente infelice. La felicità, pur dipendendo anche da cause esterne, sembra essere soprattutto un fattore mentale.</p>
<p>La felicità si coltiva sviluppando le nostre qualità positive: la compassione, la pazienza, la memoria, l&#8217;attenzione ecc.<br />
Migliorando una qualsiasi qualità umana, diventiamo sempre più capaci di essere felici.<br />
Eliminando i difetti mentali, ampliamo la capacità di provare felicità perché eliminiamo le cause che ci fanno cadere preda della sofferenza.<br />
Quindi dobbiamo imparare a eliminare i tre veleni che sono odio, attaccamento e ignoranza, cioè imparare a non arrabbiarci, a non odiare, a non desiderare sempre più cose, a percepire la realtà in maniera corretta.</p>
<p>Un anno fa avevamo incontrato un altro lama, Chamtrul Rimpoche.<br />
Alla domanda: Cosa ne pensa della crisi? lui rispose:  &#8211; Non mi sembra che qui si stia poi così male, nel terzo mondo stanno peggio. -<br />
E quando gli chiesero: E se spariscono le pensioni? rispose: &#8211; In Tibet non ci sono mai state eppure vivevamo lo stesso. -</p>
<p>I tibetani sono pratici, per loro bisogna andare avanti, occuparsi di potenziare le proprie capacità, di sorvegliare le nostre motivazioni, cercare di sviluppare le proprie qualità e ridurre sempre di più i difetti mentali.<br />
In nessun caso bisogna chiuderci della nostra piccola realtà, ma dobbiamo sempre rapportarci al resto del mondo, paragonarci agli esseri di tutto il pianeta, anche ai più miserabili e, per chi ci crede, anche agli esseri delle esistenze meno fortunate. Se state male, pensate a chi sta peggio di voi. Serve a darsi coraggio.</p>
<p>Anche Lama Dagpo Rimpoche ha detto che il buddismo non è la religione migliore per tutti, che non esiste una religione migliore per tutti.<br />
Ognuno ha la propria predisposizione a seguire una religione o una filosofia di vita. Molti non hanno una religione e vivono benissimo.<br />
Le differenze di pensiero sono sempre esistite e devono poter coesistere pacificamente. L&#8217;importante è sentirsi umani, seguire un&#8217;etica di vita, provare compassione, studiare e  meditare.</p>
<p><a href="http://www.iktm.fr/" target="_blank">http://www.iktm.fr/</a></p>
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		<title>La nostra decrescita felice: il putagè</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Mar 2013 18:20:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barmagrande</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da qualche giorno abbiamo sostituito una moderna stufa a pellet con un vecchio putagè. La nostra vita è cambiata in meglio, l&#8217;aria è più leggera. Ma spieghiamo tutto per bene. Partiamo dall&#8217;inizio. Intanto il pellet è finito e noi non abbiamo molti soldi. Marco ci ha procurato mesi fa, una[...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche giorno abbiamo sostituito una moderna stufa a pellet con un vecchio putagè.<br />
La nostra vita è cambiata in meglio, l&#8217;aria è più leggera. Ma spieghiamo tutto per bene. Partiamo dall&#8217;inizio.</p>
<p>Intanto il pellet è finito e noi non abbiamo molti soldi. Marco ci ha procurato mesi fa, una enorme riserva di ulivo andando a potare degli alberi con il suo amico Danilo. In cambio gli hanno dato la legna.<br />
Tanta legna, pochi soldi, niente pellet. Era il momento giusto per fare la sostituzione, dopo tanti ripensamenti.</p>
<p>La stufa a pellet è comoda, si carica e non ci si pensa più. Si vede il fuoco scintillare nel piccolo braciere dove scendono pian piano i trucioli.<br />
Il nostro tipo di stufa a pellet emette aria calda, quindi l&#8217;ambiente è molto secco, caldo, ma anche poco ossigenato.<br />
Siccome il periodo più freddo è passato, abbiamo pensato che non rischiavamo molto a provare un altro sistema di riscaldamento.<br />
Ottimisti come sempre, ci siamo rimasti un po&#8217; male per il costo dei tubi in acciaio, ma ormai era fatta. Il vecchio e pesante putagè era già stato tirato fuori dalla cantina dopo anni di inutilizzo.</p>
<p>Appena acceso, abbiamo potuto constatare gli enormi vantaggi rispetto alla moderna e comoda stufa a pellet.</p>
<p>1. Non si sente più il ronzare del motore della ventola e della vite senza fine che fa scendere il pellet. E&#8217; abbastanza forte, continuo e noioso. Il silenzio e lo scoppiettare della vera legna nella stufa è molto più bello da sentire.<br />
2. Non serve la corrente elettrica. Se salta la corrente il putagè continua tranquillamente il suo lavoro. Eh, la tecnologia! La stufa a legna non la ferma nessuno, invece le macchine moderne si inceppano con un black out lungo più di 5 secondi. Quindi per ripartire bisogna aspettare che vada in modalità di spegnimento e accensione e ne ha per mezz&#8217;ora, facendo ancora più rumore.<br />
3. Il flusso d&#8217;aria calda che esce dalla stufa a pellet secca la gola, sporca l&#8217;aria. Sara, la nostra vecchia cagnolona, tossiva sempre in casa. Da quando abbiamo sostituito la stufa, non tossisce quasi più e noi respiriamo meglio. Si sente veramente tanto la differenza.<br />
4. Particolare per noi importantissimo: cuciniamo quasi tutto sopra la stufa. Il tipo di cottura è particolare e rende le pietanze molto più saporite sia sulla piastra che nel forno. Risparmio di gas.<br />
5. C&#8217;è sempre dell&#8217;acqua calda pronta da utilizzare per fare delle tisane, per lavare, per scaldare e per umidificare l&#8217;ambiente.<br />
6. Si possono mettere erbe e incensi a bruciare sulla stufa. L&#8217;aria è riempita di buoni odori invece di essere pesante, secca e polverosa.<br />
7. Asciuga i panni stesi, questo succede anche con altri tipi di stufa.<br />
8. Possiamo pulire la campagna e bruciare le potature, la legna secca. Può essere anche un modo di scaldare gratis, se ci si procura la legna.<br />
9. E&#8217; una stufa che andrà sempre. Ancora oggi la usano tanti vecchietti che abitano in campagna. Certo, è un po&#8217; scomoda se non è piazzata al piano terra, ma per noi è l&#8217;ideale.<br />
10. Non richiede particolari manutenzioni. Al contrario la stufa a pellet può incepparsi, quindi si deve smontare e pulire completamente; si può rompere il motorino della spirale interna che fa scendere il pellet.</p>
<p>In conclusione possiamo riassumere i vantaggi: risparmio di gas, elettricità, acqua calda, costo del pellet, l&#8217;aria è migliore, non fa rumore, funziona sempre.<br />
Il putagè è la stufa che fa per noi.</p>
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