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guid all'ascolto consapevole

Ci sono molti modi di ascoltare.
Anche se siamo tutti esseri umani con 2 occhi, 2 orecchie e un naso, percepiamo la realtà attorno a noi in modi veramente diversi.
Ci sono persone in grado di trascrivere e memorizzare musica in modo straordinario rispetto alla media. Altri possiedono una grande sensibilità e si emozionano subito.
Dobbiamo scoprire quali sono le nostre naturali predisposizioni, le nostre doti innate. Allo stesso tempo abbiamo la possibilità di evolvere e sviluppare le nostre capacità mentali. Per questo è necessario avere una attenta predisposizione all’ascolto e la curiosità di scoprire sempre cose nuove.

Ecco alcuni esempi di ascolto.

1  Prestare attenzione

Abbiamo delle brutte abitudini, per esempio non fare attenzione al nostro corpo quando ci dice che è stanco, che ha sonno, che deve andare in bagno.
Lasciamo andare la radio o la tv e dopo qualche ora abbiamo la testa piena, siamo nervosi.
In casi come questi, come possiamo percepire le nostre vere sensazioni, l’effetto che una musica ha su di noi?
Il problema viene principalmente dalla mancanza di attenzione, dalla nostra continua distrazione, siamo spesso con il naso dentro a un piccolo, medio o grande schermo.
Quindi prima di tutto, attenzione agli effetti che il mondo esterno proietta dentro di noi.
Trovo personalmente impossibile ascoltare la radio perché se passa un pezzo che non mi piace, devo girare. In compagnia di altre persone lo tollero, ma in solitudine, ne faccio volentieri a meno. Quindi ascolto interi album o playlist.

In un lontano stage di musica elettroacustica, il professore consigliava di metterci continuamente all’ascolto, non solo della radio, della tv, ma anche dei rumori esterni, delle parole, delle persone, del traffico, del vento. Oggi aggiungerei di ascoltare anche i pensieri e la musica che creiamo nella nostra mente.
Quanti suoni passano quasi inosservati? Gli uccelli, degli insetti, i rumori degli strumenti elettronici, del frigo, del respiro, del corpo e di notte il ronzìo nelle orecchie.
Ci abituiamo a non ascoltare, ci sentiamo soli in mezzo a tanta gente, non percepiamo il corpo quando ci avvisa che abbiamo fame, sete, sonno.
Trovo che il principio fondamentale di ogni apprendimento è sempre lo stesso: prestare attenzione, affinare l’ascolto.
Se abbiamo una valanga di pensieri che passano nella testa, non siamo in grado di ascoltare, suonare, parlare, meditare.

2  Riconoscere la sensazione positiva o negativa

Esiste della musica che all’apparenza ci fa bene, come ci sentiamo dopo un pomeriggio passato con un amico a lamentarci delle nostre disgrazie.
Ma se questa abitudine diventa troppo frequente, allora diventiamo depressi e ansiosi.
Per questo è meglio non ascoltare troppa musica triste, anche fosse la più bella del mondo. La tristezza fa male. Può sembrare che sciolga il cuore, che consoli la nostra sofferenza, ci sentiamo perfino compresi. Ma se presa a dosi troppo forti, porta alla depressione. Non importa se ci piace, è importante riconoscere se l’effetto che ha su di noi è positivo o negativo. Senza pregiudizi.
Azzeriamo tutte le volte che possiamo il nostro giudizio sulle cose. Riconsideriamo un autore: mi piace, mi fa stare bene? L’ho ascoltato troppo, forse devo cambiare. Forse è cambiato il mio modo di percepire, forse ho bisogno di calma, forse di più allegria.
Se stiamo male, poco importa che stiamo ascoltando Mozart. Forse persino Mozart non è indicato in quel momento. Cerchiamo altro.

Al contrario, quando una musica ci fa bene, osserviamo se possiamo ascoltarla per tanto tempo oppure se deve rimanere un ascolto occasionale o se dopo un po’ di tempo ci ha già stufato.
Siccome attraversiamo momenti di vita vari e complessi, abbiamo bisogno prima o poi di cambiare. Cerchiamo suoni nuovi, adatti al periodo che stiamo passando.
Per questo è meglio renderci conto da soli di cosa abbiamo bisogno.

3  Ascolto analitico
E’ un modo di ascoltare la musica osservando, analizzando tutto:
le singole parti, i musicisti, gli strumenti, la qualità della registrazione, del luogo in cui viene eseguito il concerto, il periodo storico della composizione ecc.
Logicamente non abbiamo una coscienza mentale in grado di osservare tutto questo in una sola volta.
Dobbiamo concentrarci per scoprire, per esempio, quanti e quali strumenti sono presenti; oppure cercheremo di trascrivere alcune parti, andremo a controllare chi è l’autore, il periodo storico, chi dirige l’orchestra, chi esegue le parti da solista. Andremo a confrontare diverse versioni di una stessa canzone, diversi cantanti che la eseguono. Andremo alla ricerca di musicisti che utilizzano strumenti d’epoca, strumenti analogici.
Ci potremmo appassionare ai canti tradizionali, ai cantastorie che trasmettono oralmente il loro racconto.
Potrebbe interessarci scoprire importanza di una particolare composizione nel suo periodo storico; come le folle sono trascinate al suono de “El pueblo unido jamas sera vencido”; studiare il sanguinolento inno nazionale francese del popolo esasperato che insorge contro una classe di privilegiati.
E’ molto interessante l’analisi di una melodia seguendo gli intervalli che la compongono. Ogni tipo di intervallo ha una speciale sonorità, è il rapporto fra due frequenze, ha una valenza sia matematica che emotiva. Inoltre varia a seconda del contesto in cui si trova. E’ un argomento che affronteremo nei capitoli dedicati agli intervalli.

4  Ascolto diretto
E’ un modo di ascoltare senza dare un giudizio, senza pensare a cosa succede durante la registrazione, non ci interessa sapere chi suona, come suona, dove, quando e perché.
Ci immergiamo nell’ascolto senza analizzare, cerchiamo soltanto di rimanere con la mente lì, dentro la musica e sentiamo l’effetto che fa. Niente pensieri, niente giudizi.
Se siamo all’ascolto di un genere mai sentito prima e non abbiamo riferimenti, non siamo in grado di dare una qualsiasi valutazione, di capire.
Ci sentiamo come in una stanza dove tutto è stato spostato e messo a caso.
Prendiamo l’esempio della musica tradizionale tibetana. Difficile immaginare come degli umani abbiano potuto inventarsi una musica del genere, senza il contatto con esseri alieni venuti dallo Spazio. Eppure è popolare, per loro è semplice.
Per capire l’incomprensibile è meglio lasciare da parte la mente, immergerci nel suono e stare a vedere l’effetto che fa su di noi. Così potremo entrare in quella dimensione senza sbattere la testa contro un portone chiuso.

L’ascolto diretto è molto utile per riascoltare le nostre registrazioni.
Non serve per scegliere una parte, serve principalmente per accorgerci se l’intenzione con la quale abbiamo suonato è buona.
Ci aiuta a capire se la musica trasmette sensazioni positive o no. Non volendo giudicare, non teniamo conto del livello tecnico che potrebbe in qualche modo fuorviarci.
Se la tecnica è buona, ma il risultato è poco interessante, dobbiamo cambiare il nostro modo di suonare.
Se invece l’intenzione è buona, l’ascolto diretto ci trasmetterà una sensazione positiva.
Se, in seguito a un ascolto più analitico, ci renderemo conto che le parti hanno dei problemi tecnici, rifaremo le parti mantenendo lo spirito con le quali sono state suonate.

5  Ascolto profondo

In uno stage, il sassofonista Steve Lacy raccontava di come lui percepisse la musica.
Diceva che per capire se un musicista o cantante fosse davvero bravo, bisognava sentire quanto fosse sincero.
Diceva che Billie Holiday era molto sincera quando cantava le sue canzoni, che sapeva quello che diceva, trasmetteva emozioni che aveva veramente vissuto, messaggi che le stavano davvero a cuore.
Non tutti capiscono a fondo un testo o riescono ad esprimere emozioni.
Magari possiedono una tecnica molto raffinata, ma non riescono a trasmette sentimenti profondi.

La sincerità di cui parlava Steve Lacy è la capacità di comunicare i nostri veri sentimenti e questo non avviene sempre attraverso la parola, anzi.
Anche nella vita di tutti i giorni possiamo notare persone inviare messaggi discordanti, contraddittori.
Con le parole dicono una cosa, ma con gli occhi e con il corpo ne dicono un’altra.
Se facciamo attenzione sappiamo riconoscere una bugia.
Se vogliamo veramente capire un amico, non abbiamo sempre bisogno che ci dica tutto, lo capiamo dalla voce, dallo sguardo e dalle azioni.
La sincerità è quindi un elemento molto importante, come è importante, nella relazione fra le persone, capire se ci stanno dicendo la verità oppure no.
Se non impariamo ad essere sinceri con noi stessi non capiamo cosa davvero ci piace, se abbiamo a che fare con persone poco sincere, otteniamo informazioni contraddittorie e false.
Allo stesso modo, nella musica, quando ascoltiamo artisti che esprimono sentimenti di bassa qualità (e non mi riferisco all’aspetto morale, ma alla sincerità dei loro sentimenti), otteniamo una visione falsa, ipocrita, mediocre della vita.
Per questo motivo la musica “suonata bene”, se è falsa, anche se è di qualità, possiede un’aggravante rispetto a quella brutta e suonata male.
Chi percepisce la falsità del messaggio la paragona al panino del Mc Donald, molto buono e molto cancerogeno.

Proviamo ad ascoltare le persone senza seguire il senso delle parole, come se parlassero in una lingua sconosciuta.
Dovremmo affidarci solo all’intonazione, ai gesti.
Con la musica succede questo: il modo di dire le cose è più importante di quello che viene detto. La motivazione è alla base di tutto.
Anche un bambino alle prime armi se suona con una grande motivazione è in grado di emozionare.

6  Ascolto interno
Il musicista ascolta musica tutto il giorno, anche se non sta suonando e se la radio è spenta.
Nella sua mente si avvicendano ritmi, canzoni, ricordi sonori. Pensa al suo prossimo lavoro creando melodie, testi, armonie.
Ripete esercizi, filastrocche, canzoncine sceme, di tutto.
Inventa e elabora, si diverte a creare inutili pezzi che prima o poi, forse, verranno rielaborati dalla mente.
Il musicista ha una playlist personale interna, ogni tanto passa una canzone, se la suona e se la canta, tutto in perfetto silenzio.
Altre volte viene colpito dal virus della canzone che non si toglie più di torno. A questo c’è rimedio infallibile: cantarsene un’altra.
Dentro al suo cervello sta suonando un esercito di tamburi, nessuno se ne accorge.
Se non riesce a dormire, si immagina il Buddha intento a suonare il flauto nella notte di luna piena e si addormenta al suono di quella musica interiore.
Questa non è solo un’immagine poetica, è quello che succede nella nostra mente.

3 commenti

  1. Pingback: SEGRETO #06 – COME IMPARARE UN BRANO LUNGHISSIMO SUONANDO MENO - Piano Segreto

  2. Alessandro Oliva - 2018-02-16 21:02

    ti volevo fare proprio i miei complimenti, se l’hai scritto davvero tu e non l’hai rubato in giro (questo testo), sei una persona veramente bella. E mi piacerebbe veramente fossi qui adesso per parlarne insieme…. Veramente un bellissimo testo con riflessioni molto profonde, molto.
    Buona serata e grazie! Ancora Grazie!

    Sandro

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    • Barmagrande - 2018-02-17 13:02

      Ciao Sandro,
      non ho rubato niente!
      Mi fa piacere che questo blog serva a qualcuno.
      Per ora siamo fermi da un po, ma presto ricominceremo a scrivere.
      ci trovi anche su Facebook come “Emma Sandro Barmagrande”
      ciao e a presto.

      Rispondi

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