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La strada
Lavorare in una bancarella vuol dire rimanere per strada per molto tempo.
Si incontrano persone di tutti i tipi, gente di tutti i paesi.
Anni fa, quando non conoscevamo tutto questo, giravamo per suonare nei locali, ma non è la stessa cosa che stare per strada.
Manu Chao cantava “Por la carretera….” e noi ripetevamo le parole delle sue canzoni, ma non sapevamo bene cosa significasse stare per strada e conoscere la gente che vive o lavora sulle strade delle nostre città.

Fortunatamente, o sfortunatamente – dipende dai punti di vista – la vita ci ha portato a conoscere questo aspetto lavorando nelle bancarelle.
L’inizio è stato un po’ traumatico: Torino, via Po e Corso Garibaldi (anche 3 giorni ai Murazzi).
Lavoravamo per un cugino che aveva lui licenza e materiale. Poi ci siamo messi “in proprio” girando i mercatini prima a Albissola, poi un amico, Giuseppe, ci ha portato in Emilia e li abbiamo girato per le feste della birra dei vari paesi, grandi e piccoli.
Siamo andati anche a Gorizia, Trieste, Genova, Pesaro, una settimana traumatizzante in Salento, Marina di Massa eccetera.

Se avessimo continuato solo a suonare, non avremmo mai conosciuto la strada e le persone che la popolano.
Vivere per strada vuol dire sapersi arrangiare, sapere evitare i guai e imparare a andare d’accordo con la gente.

I primi personaggi che si conoscono sono gli altri bancarellài che si dividono in gruppi e sottogruppi.

I mercatari
Coloro che sono muniti di licenza, comprano materiale e lo rivendono. Prima lavoravano solo nei mercati, poi, dopo la crisi, si sono spinti nei mercatini, feste di paese, feste della birra. In genere gli italiani sono in crisi perché non riescono più da tempo a pagare le spese di tasse, commercialista, merce, viaggi in macchina, i pasti. Erano abituati a mangiare nei ristoranti o a dormire nei piccoli alberghi, ma ora non è più possibile. Non si guadagna più abbastanza per tutte queste spese.

Artigiani che lavorano con le opere del proprio ingegno.
Sono lavoratori saltuari che producono da se la merce che vendono. Di solito costruiscono lampade, orologi, bigiotteria e oggettistica varia. Producono nuovi oggetti ogni giorno e sono molto poetici in genere. Alcuni finiscono la stagione e a gennaio partono per l’India, il Messico o altri paesi esotici.

Gli Argentini.
Noi conosciamo Miguel, un ragazzo molto spiritoso che vende oggetti erotici, tette di gomma, cazzetti di gomma e un insieme di oggetti vari non ben identificati. Gli argentini sono persone con una buona cultura musicale, lavorano, si spostano molto, vogliono divertirsi.

Peruviani e ecuadoriani
Con le loro inconfondibili bancarelle di lana di alpaca, con gli acchiappasogni, le magliette con gli indian e i lupi.
Loro sono dei grandi lavoratori, piccoli e efficientissimi, pronti a fare dei sacrifici, abituati a dormire per terra e nei furgoni, si dividono spesso se sono in coppia per lavorare in 2 mercati diversi. In questo caso, la donna dorme in albergo, se rimane sola. Sono ordinati e metodici. Sembrano gli indios dell’amazzonia, vestiti all’occidentale, dotati di un grande senso dell’umorismo, sempre sereni. I giovani dopo il lavoro li puoi trovare pieni di birra a guardarsi in faccia e ridere. Simpaticissimi, ma molto dritti nel loro lavoro. Quasi tutti suonano uno strumento. I più anziani, negli anni 70 erano venuti in Italia come musicisti, poi il lavoro con la musica è finito, anche per loro, sic… e si sono dovuti arrangiare diventando ambulanti vendendo i prodotti del loro paese.
Oggi però anche loro hanno dei problemi perché la merce gli costa troppo cara e devono arrangiarsi comprando qualcosa anche in Italia, dai cinesi naturalmente, come tutti.

I Senegalesi
Ce ne sono tantissimi, quasi tutti molto alti, loro di solito commerciano in oggetti di legno, maschere, specchi, lampade, statue.
però ci sono anche quelli che vendono bigiotteria, cinture, borse, vestiti eccetera.
Dopo la stagione estiva chi può ritorna in Senegal e a maggio, spesi tutti i soldi, se ne ritornano in Italia. Solo chi non ha il permesso di soggiorno non ritorna a casa, oppure chi non ha guadagnato abbastanza durante l’anno e deve fare altri sacrifici. Altri hanno la famiglia in Italia o due famiglie, una moglie italiana e una senegalese. Se possono hanno due famiglie. Da loro abbiamo imparato molte cose fra le quali ascoltare la loro musica e bere il caffè Touba.

Bangladesh
Loro vendono tutto, e tutto vuol dire t u t t o.
Sono dei bravi venditori e sono simpatici. Sono di religione musulmana e pregano molto, come quasi tutti i senegalesi.
I Bangladesh parlano poco italiano perché la seconda lingua è l’inglese, ma sono pronti a qualsiasi evenienza.

I Cinesi!
Quelli che si incontrano nei negozi di vendita all’ingrosso e quelli che lavorano in proprio.
O li vediamo trafelati sempre di corsa e sempre al lavoro, oppure se lavorano in proprio vuol dire che hanno pagato il riscatto e sono più liberi, quindi più sereni, più socievoli.

I Marocchini
Hanno un caratterino un po’ pepato, bisogna saperli prendere e non bisticciarsi mai. Abbiamo passato tanto tempo anche con loro ascoltando musica bellissima perché come tutti gli africani hanno una grande cultura musicale, altro che noi italiani.

I giostrai
Sono quelli che hanno il tirassegno, i gonfiabili, lo zucchero filato. Si definiscono zingari fermi e vivono nelle mobile home quando lavorano. Sono i migliori nell’arte di arrangiarsi, muoversi, e sanno moltissime informazioni.

Maghi e artisti di strada
In questa categoria rientrano diversi tipi di persone, dai frichettoni ai veri ragazzi di strada, cresciuti dovendo contare solo su se stessi.
Se bevono solo aranciata è perché hanno abusato troppo della pozione magica e sono costretti a fare i bravi. Anche loro sanno arrangiarsi in 1000 modi.

E’ molto divertente stare insieme a queste persone e condividere il pasto, il caffè o la compagnia. Durante le feste che durano due settimane abbiamo potuto conoscere bene molte persone e apprezzare la loro compagnia. Ci ha molto aiutato anche nella nostra musica, sia per la loro cultura musicale che per i consigli che ci hanno dato.

Il primo maggio lo passeremo a Civezza dove ci sarà una festa di artisti di strada. Porteremo la nostra bancarella di artigianato sperando che il tempo ci lasci in pace.
Partiremo con la nostra fiat Panda modello Dance, dovremmo arrivare a Civezza per le otto circa. Ci conviene partire alle sei!
Buon primo maggio a tutti.

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