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Che cosa si intende per arrangiamento?
Arrangiare non è altro che comporre della musica.
Quando componiamo una melodia con delle parole, abbiamo una canzone, ma poi?
Come la iniziamo, cosa succede durante il pezzo, come si conclude la canzone, questi sono i dettagli che si decidono con l’arrangiamento.
Un arrangiamento può essere, sia una partitura dove tutte le parti sono scritte, sia un insieme di scelte prese a voce e realizzate più liberamente suonando dal vivo.
Si parla di arrangiamento anche quando suoniamo in una band e prepariamo un repertorio.
Quelle canzoni saranno eseguite tenendo conto delle nostre possibilità, degli strumentisti, del suono di gruppo ecc.

Uno dei difetti maggiori dei musicisti che sanno leggere la musica, è quello di imparare la canzone seguendo uno spartito.
Lo spartito, nella musica leggera, rock o jazz è uno scritto nel quale troviamo la melodia e gli accordi.
E’ una base molto semplificata sulla quale noi possiamo creare la nostra versione. La canzone è certamente tutta lì, ma per interpretarla convenientemente, dobbiamo noi stessi creare un arrangiamento che diventa la nostra personale interpretazione.
Volendo, possiamo modificare gli accordi, la melodia, tutto quanto.
Se non abbiamo molta esperienza nel preparare un repertorio, è più facile suonare delle canzoni di altri e cercare di seguire l’arrangiamento di una versione che ci piace, altrimenti rischiamo che con tutte queste possibilità, unite ai nostri limiti, creiamo delle versioni noiose, troppo lunghe o prive di dettagli.
Possiamo scegliere, ma per fare questo dobbiamo avere delle idee.
Le idee provengono dall’esperienza, dall’ascolto di molte altre canzoni, dall’analisi della musica di altri compositori, dalla nostra fantasia.
Senza idee non abbiamo molta scelta e sembra che la conoscenza della musica altrui, aiuti molto a formarci le nostre proprie idee.
A questo scopo è utilissimo analizzare la struttura di una canzone.
Non è un lavoro complicato, significa capire in che maniera il brano si sviluppa, trascrivendo le battute che lo compongono e identificando separatamente le diverse parti.
Per procedere con l’analisi, dobbiamo definire subito cos’e la battuta. Potete anche leggere un precedente articolo
http://www.barmagrande.net/teoria-della-musica-capitolo-4-lanalisi-musicale-la-misura-il-valore-delle-note-ritmo-binario-e-ritmo-ternario-le-indicazioni-di-tempo/

La battuta.
La Teoria della musica ci dice che la battuta è lo spazio fra due stanghette.
Stanghette? Cosa sono? Quando ascoltiamo la musica noi non vediamo nessuna stanghetta.
Questa definizione serve per rappresentare a livello visivo un fenomeno acustico. Deve essere affiancata da una definizione che si basa anche sul suono.
Diremo quindi che una battuta è una piccola porzione di musica che dura lo spazio di poche pulsazioni. Di solito la battuta si ripete a cicli di otto e racchiude gli stessi tempi. Per esempio, in una musica a tre tempi, ogni battuta racchiude tre tempi. Possiamo contare di seguito ùn duè tre, ùn duè tre…ogni tre tempi è una battuta.
A livello grafico, lo si rappresenta con uno spazio racchiuso fra due stanghette. Le stanghette sono anche un metodo per aiutare l’occhio a seguire uno spartito che altrimenti, senza riferimenti visivi, si perderebbe in mezzo a tutte le note, pause, e segni vari. Infatti si usano le stanghette anche se i tempi cambiano ad ogni battuta.

André Borly, professore di jazz del conservatorio di Nizza, aveva un metodo molto utile per definire la battuta.
Diceva di cantare la melodia e pensare di suonare alla batteria un colpo di cassa sul primo tempo e uno colpo di rullante successivo, in modo da creare un ipotetico accompagnamento. Lo spazio in cui si troveranno il colpo di cassa e di rullante sarà considerato la battuta.
Una volta che si è capito come impostare la divisione delle battute, il più è fatto.

Le parti.
Le battute si raggruppano quasi sempre a gruppi, in cicli di otto battute, sedici, trentadue ecc.
Questi gruppi sono porzioni di musica che chiamiamo parti o cicli o giri (un ciclo di 8 battute, un giro di 8 battute).
La struttura di una canzone si basa generalmente su questi elementi (parti):
all’inizio c’è un’introduzione, dopo di che troviamo una serie di strofe alle quali fa seguito un ritornello, quindi altre strofe, ritornello, strofe, ritornello, a piacere.
In mezzo a queste strofe e ritornelli possiamo trovare anche altri elementi per esempio un ponte o uno special, uno stop o un break, una melodia ricorrente, una parte dedicata ad un solo strumentale o all’improvvisazione.
Dopo aver detto tutto quello che c’era da dire, invece di troncare di netto la composizione, possiamo farla concludere con una parte chiamata coda.
Infine c’è il finale vero e proprio.

Struttura di una canzone.

Non è difficile realizzare su un foglio lo spartito della struttura di una canzone.
Prendiamo un foglio di musica e dividiamo ogni riga di pentagramma in otto battute. Se non scriviamo delle note musicali possiamo anche usare un foglio bianco.
All’inizio e alla fine di ogni parte mettiamo una doppia stanghetta per definire meglio gli spazi. All’interno delle battute invece di scrivere le note scriviamo gli accordi, prima dell’introduzione scriviamo “intro”, prima della strofa scriviamo “strofa 1” “strofa 2”, prima del ritornello scriviamo “RIT” e lo stesso facciamo prima di ogni tipo di parte. Le diverse parti vengono così definite dai loro accordi e dalla funzione che hanno.
Quando ci troveremo in presenza di un passaggio nel quale si adoperano più di 8 battute a ciclo oppure meno di 8 battute, andremo a capo e cancelleremo le battute che avanzano.
Dopo aver trascritto una canzone in questo modo, ci accorgeremo dell’arrangiamento utilizzato e delle variazioni che ci sono al suo interno, di come queste variazioni possono abbellire la musica.

Consigli utili: quando scrivete la musica o la struttura di un brano, bisogna riuscire a realizzare qualcosa di molto chiaro e leggibile. Niente di confuso, pieno di annotazioni che si accavallano o di rinvii esagerati. Meglio scrivere tutto di seguito, senza puntini di ripetizione oppure usarli solo se lo spartito rimane comprensibile e semplice. Usate gomma e matita perché c’è sempre qualcosa da modificare o da aggiungere.

La struttura serve come ci servirebbe la cartina di una città. Sappiamo nominare le diverse parti come sappiamo nominare le vie di una città e questo è molto utile per farsi capire e non perdere tempo inutilmente. Sia durante le prove di gruppo che in fase di registrazione, conoscere chiaramente la struttura della canzone ci serve per velocizzare il lavoro e sapere in che punto preciso ci troviamo.
Negli spartiti di orchestra le battute sono numerate così tutti i musicisti possono ripartire da qualsiasi punto della composizione.

Insieme all’analisi delle parti è utile avere un vocabolario comune, delle definizioni comprese da tutti sulle nozioni tempo, battuta, i cicli di battute eccetera. Più nozioni abbiamo in comune, più ci possiamo capire. Non si tratta di essere dei geni, ma di conoscere gli attrezzi del mestiere in modo che se ci chiedono di cercare un trapano, non prendiamo il compressore.
Tutti i musicisti, compresi quelli che non sanno leggere la musica, hanno un insieme di nozioni condivise da altri. Non c’è bisogno di conoscere la teoria della musica in tutte le lingue o saper leggere la musica sul pentagramma. L’importante è avere in qualche modo le idee chiare.

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