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Questo è un resoconto della nuova esperienza mediatica con uffici stampa, critica musicale, agenzie di spettacolo.

A gennaio abbiamo deciso di pagare 2 agenzie stampa per curare la nostra comunicazione con siti web, giornali, tv e radio.
Appena avuto in mano il cd fisico del nuovo album “Libertà”, ci siamo attivati per pubblicizzarne l’uscita e  per far conoscere il nuovo sito internet con i social network, attraverso i quali diffondiamo gratuitamente la nostra musica.
Come primo singolo abbiamo scelto la canzone “C’est la vie” sulla quale Mizuko ha realizzato un bellissimo videoclip.

Spesa per gli uffici stampa: 3000 euro per 3 mesi di lavoro, moltiplicato per 2 uffici, uguale 6000 euro.
Risultati: articoli, tante interviste, passaggi in radio e tv minori, una recensione, contatti con agenzie di booking.
Abbiamo riempito la rubrica “Dicono di noi” del nostro sito con una serie di articoli e interviste.
Risultato mediatico: abbiamo 126 amici di facebook, dalla pubblicità ne saranno arrivati 10, pochi scaricamenti del disco su Jamendo, poche visite sul nostro sito web.
Ci sembra che 6000 euro siano un po’ troppi per così poco e noi non siamo miliardari.
Abbiamo l’impressione di aver buttato via questi 6000 euro. Credevamo che potessero servire per creare un po’ di interesse e che portassero del lavoro.
Ci sbagliavamo, abbiamo imparato pagando un po’ cara la nostra ignoranza, ma ci serviva saperlo.
Il lavoro degli uffici stampa costa troppo e rende poco, è utile per chi ha tanti soldi da poterselo permettere. Forse è un buon investimento a lungo termine, forse.
Crediamo anche che sia importante scegliere bene i propri collaboratori, infatti la prossima volta che ci rivolgeremo a un ufficio stampa valuteremo meglio la preparazione e la cultura di queste persone.

Abbiamo dedotto che se non sei conosciuto, non sei nessuno e anche per gli uffici stampa non sei nessuno.
Ti spingono, ma lo fanno senza crederci, con poco sforzo.
Quando ti presentano sei già bollato come “autoproduzione”, che per la maggioranza della gente è sinonimo di “prodotto minore”, quindi non oltrepassi mai la soglia di interesse.
Dopo neanche un mese di lavoro, vedendo che non succedeva un granché, abbiamo chiesto all’ufficio stampa se fosse possibile far uscire altri articoli.
Ci hanno risposto: perché, avete fatto qualcosa di nuovo?
Ci siamo chiesti che cosa potessero volere di più, dopo solo un mese di promozione: abbiamo appena fatto uscire un disco registrato in Jamaica, abbiamo un videoclip da promuovere, tante idee espresse nel nostro sito web, gli abbiamo sempre fornito tutto il materiale pronto per essere utilizzato, compresi alcuni articoli.
Non potevamo mica produrre un disco al mese o un video al mese per creare notizia. E i concerti non sono ancora partiti.
Insomma, già dall’inizio avevamo capito che avrebbero combinato poco, ma alla fine hanno combinato pochissimo.
Gli uffici stampa per campare hanno bisogno dei nostri soldini, sono quasi sicuri che pagheremo solo una volta e che poi, vedendo i risultati, smetteremo.
Ma si vive soprattutto con i tanti che pagano poco.

Siamo anche entrati nella classifica Indie.
Cosa sono le Indie?
Adesso che siamo nella classifica “Indie”, possiamo dire cosa sembrano:
Un contenitore per gruppi costruito per dare una parvenza di esistenza alla scena musicale italiana.
In realtà questa classifica serve a far apparire i primi in classifica in modo da non rendere troppo sfacciata la loro immissione nel mercato, fatta per opera di agenzie e uffici stampa, cioè sponsorizzata direttamente dai musicisti stessi che si comprano un posticino al sole.
Non sarebbe credibile uscire dal Mei o dal Tenco senza scalare le vette delle classifiche più attuali.
Inoltre, siccome queste Indie sembrano essere una realtà giovane e brulicante di novità, ne approfittano anche vecchi musicisti, anche loro bisognosi di rinnovare la loro visibilità.
All’interno di questa classifica quindi ci sta un insieme eterogeneo di generi, stili e soprattutto livelli di musica.
E’ un parcheggio, un fine corsa spacciato da stazione centrale. Puoi trovare di tutto.
Ora siamo al 64° posto, ma aspettiamo di vedere dove saremo fra un po’, quando non rinnoveremo il contratto.
Non c’è da deprimersi, dobbiamo solo capire che le classifiche sono finte, rendiamocene conto e mettiamoci l’anima in pace.

Però la cosa interessante è che per qualcuno il lavoro degli uffici stampa e delle agenzie di booking è ininterrotto e efficientissimo.
Perché? Quanto costa una promozione del genere?
Noi lo abbiamo chiesto al responsabile di un ufficio stampa. Nella nostra mail parlavamo anche del fatto che tutti i promoter avevano dichiarato che erano pronti a lavorare per noi dal momento che fossimo diventati famosi e avessimo acquistato visibilità. Ecco la mail di risposta.

“Caro Sandro, ormai tutti i promoter rispondono così per lavarsene le mani…troppo facile! Anche noi potremmo dire “se la band non fa concerti non riusciamo a farne parlare”.
Non si fa così, ma ognuno deve fare del suo….Per 3.000 euro (per me un rimborso spese) la mia agenzia sta già facendo i miracoli, ma se tu me ne dessi 10.000 i risultati non cambierebbero. Ergo: su una band emergente bisogna seminare… e poi nel tempo raccogliere. Radio e tv a livello nazionale, nel vostro caso, non hanno spazi…”

Ma allora, perché le agenzie e gli uffici stampa riescono a creare un grande impatto mediatico per alcuni artisti sconosciuti?
Ci sembra che ogni anno degli illustri sconosciuti appaiano di punto in bianco nella scena musicale. Come fanno?
Noi crediamo che esistano degli accordi fra uffici stampa e alcuni musicisti o case discografiche, per cui gli artisti indipendenti da soli non possono oltrepassare la soglia del anonimato se non pagando cifre a tanti zeri. Ci vogliono tantissimi soldi, non tanti, tantissimi.

Le agenzie di booking, come abbiamo già detto, organizzano i concerti a chi ha già una certa fama. Dicono.
Però, diciamo noi, com’è che da un anno all’altro, gente completamente sconosciuta diventa subito nota in alcuni ambienti e ha un tour organizzato?
Di punto in bianco fanno concerti, il loro nome è pubblicizzato in modo visibile e addirittura vincono diversi concorsi, partecipano a famosi festival, tutto nel giro di pochi mesi e i loro pezzi sono piazzati direttamente in vetta alle classifiche indie.
E chi li fa suonare che, a detta delle agenzie, se non si è conosciuti non ti vogliono nemmeno gratis? Com’è ‘sta storia?

E’ un sistema complicato, talmente decadente da non crederci fino all’ultimo, quando tutti gli indizi convergono e portano alla stessa identica conclusione.
Ma è così: critici impreparati, pagati dalle major, organizzatori di eventi completamente ignoranti di musica, persone incapaci di dare un giudizio personale, ma che si basano unicamente sulla fama di un artista, pronti a ricacciare nelle tenebre chi vuole emergere senza il lasciapassare di una major o di un partito politico, sempre pronti a prostrarsi ai piedi di chi ha successo. Questa gente non  sarà mai in grado di capire il valore di un artista e il lasciapassare lo aggiudicano solo a chi paga (tanti soldi) o a chi ha dietro qualcuno di importante con il quale loro collaborano da anni.
Ma anche nel caso che fossero onesti e sinceri, resta il fatto che viviamo in un periodo nel quale gli eventi cambiano e le cose si complicano. Ci sono meno soldi per le manifestazioni, si vendono solo i gruppi pubblicizzati dalla tv, i promoter non hanno cultura.
Nascono sul web dei siti che offrono concerti alle band, non pagati o solo per le spese. Quindi c’è poco da fare, dobbiamo arrangiarci da soli.

Per alcuni “addetti ai lavori”, il disco Libertà – con i suoi grandi ospiti internazionali, l’investimento fuori dal comune di lavoro e denaro, i nostri ideali – è soltanto una perdita di tempo, un inutile e ingenuissimo tentativo di mascherare i nostri limiti.
Perché noi saremo solo dei dilettanti, finchè qualcuno di importante non dirà il contrario e il coro delle pecore ripeterà: “E’ vero, è vero, sono dei geni! “.
Questa è la realtà in cui viviamo.
Noi raccontiamo il nostro punto di vista perché crediamo che finchè i musicisti non capiranno la realtà in cui vivono, cercheranno sempre soluzioni sbagliate, crederanno a persone che gli raccontano quello che fa comodo a loro e non riusciranno mai a venire a capo del problema che è di trasformare la nostra musica autoprodotta in un lavoro retribuito.
Noi pensiamo di aver fatto un capolavoro, di essere andati in Jamaica e di aver trovato delle persone che ci hanno rispettato lavorando con impegno.
Per altri invece, il nostro lavoro è un innocuo dischetto, pieno di musicisti perché i jamaicani ci hanno voluto spremere tutti i soldi in un modo o nell’altro.

Ma non tutti la pensano così.
Alcuni musicisti, scrittori ed esperti in musica ci hanno fatto i più grandi complimenti, hanno trovato il lavoro veramente valido.
Se non si ha un forte senso della realtà, rischiamo davvero di cadere preda dello sconforto o del risentimento.
E’ improbabile trovare consensi, soprattutto fra i promoter. Queste persone hanno bisogno di andare a colpo sicuro.
Non possiamo nemmeno volergliene. Devono pensare al loro guadagno.
Siamo noi che dobbiamo costruirci l’immagine del gruppo di successo, poi troveremo tutti i consensi che ci serviranno per poter lavorare e chi ci gestirà le date.

Ma per rimettere in piedi la nostra attività concertistica – il che vuol dire formare un gruppo e trovare le date dei concerti – non possiamo aspettare di diventare famosi.
Abbiamo appena rifatto la sala prove che è molto bella e accogliente, ora stiamo formando la band.
Una band nasce dal suono di gruppo, preparando le canzoni, gli arrangiamenti, vedendo il repertorio crescere, suonando per il piacere di suonare.
Preparato un repertorio soddisfacente potremo andare a suonare, anche se non è facile trovare da soli le date dei concerti e coinvolgere i musicisti.
Abbiamo bisogno di suonare come abbiamo bisogno di farci il pane e lavorare nell’orto.

Abbiamo anche pensato, una volta avviato il gruppo, di trasmettere le sessioni di prova tramite internet. Chissà, forse lo faremo.
Intanto ricordiamo la frase di Morin :  Credere nell’improbabile e sperare nell’insperato.

15 commenti

  1. fulvio - 2014-03-19 00:03

    ho letto con interesse il vostro articolo. penso che pero’ i famosi artisti che nascono da “un momento all’altro” e hanno il tour organizzato non sono ben organizzati e spendono soldi per avere recensioni, passaggi, ecc… si tratta di gavetta, di suonare sempre e ovunque, per tanto tempo. sino a che non capita (e capita, ve lo assicuro) di incontrare la persona giusta e quindi, citando bugo, ad entrare nel giro giusto. questo è quello che è successo a dente, le luci ed altri (che conosco personalmente e ho seguito sin dai primi tempi della loro carriera) anni e anni in gruppi minori, tour gratis, concerti e dischi in cdr (prendendo solo pacche sulle spalle) e poi l’incontro giusto, la canzone giusta, il momento giusto. un caro abbraccio . fulvio

    Rispondi
    • BarmaGrande - 2014-03-19 15:03

      Caro Fulvio,
      Ti ringraziamo per in tuo commento.
      Probabilmente le cose sono andate come tu dici per le persone che hai citato, suonare molto in giro è una scelta giusta per poter emergere.
      Ma quanto costa?
      Potersi permettere di suonare moltissimo in giro per l’Italia richiede fondi per i viaggi, le spese, i musicisti che vogliono essere pagati, i tecnici ecc. e la possibilità di non lavorare per mantenersi liberi.
      Questa è una condizione che non tutti si possono permettere.
      Noi conosciamo anche tanti musicisti molto bravi che da anni suonano ma non hanno ancora fatto l’incontro giusto al momento giusto.
      Questo per dire che non è detto, non è sicuro che accada a tutti, suonando e facendo la gavetta.
      Per noi è importante produrre musica e crescere artisticamente, è in questa direzione che si basano i nostri sforzi.
      I nomi che hai citato per noi non sono un esempio di musica di buon livello anche perché purtroppo li abbiamo sentiti più volte in concerto. Non sappiamo perché sono riusciti ad emergere, ma non possiamo prenderli come riferimento.

      Rispondi
  2. Luigi - 2014-05-10 14:05

    Ciao ragazzi, il vostro lungo resoconto/articolo mi ha toccato molto, perchè anche io, sono uno dei tanti che con la sua band, sta cercando di emergere e fare quel passetto in più, che è così stramaledettamente difficile. Sono parzialmente d’accordo con quello che ha scritto Fulvio, cioè, ritengo che sia vero che parte del riuscire nell’impresa di emergere, passi attraverso la dedizione/sofferenza di suonare tanto in giro, anche in circostanze e situazioni di merda, per cercare di far girare la propria musica. Questo fa parte, secondo me, dello sforzo e del sacrificio “necessario” che un artista indipendente deve fare. Poi, può capitare l’incontro fortunato, la porta che si apre… ma anche no, perchè purtroppo, e su questo sono d’accordo con voi ragazzi, spesso e volentieri, promoter e booking varie, non cercano necessariamente la qualità ma le cose “vendibili” in quel particolare momento storico. Ad esempio, negli ultimi anni sta andando fortissimo questo cantautorato indie/folk ecc… e artisti e band di questo genere escono fuori come funghi, dal nulla e sono già super acclamati e promossi. Gente come quelli che ha citato Fulvio, Dente, Le Luci Della Centra Eelettrica come molti altri simili, hanno a mio avviso talento e idee modeste, sono molto sopravvalutati, ma è il loro momento, vanno di moda, e labels/booking/uffici stampa li spingono con piacere. E la moda si sa, è quel misterioso meccanismo per cui un anno tutti vestono di viola e l’anno dopo tutti di giallo. Con la mia band abbiamo fatto un disco, non un capolavoro ma valido, a nostro avviso, nel suo genere, meritevole quanto meno di essere ascoltato e valutato, serenamente. Ho scritto decine e decine di mail, pochissime risposte, per lo più rifiuti e un paio di proposte (scandalose) da etichette. Ora siamo promossi da una piccolissima netlabel che però, come ci aspettavamo, non sposta moltissimo, in pratica, fai più o meno lo stesso da solo. Assurda poi la risposta del 99% delle booking, che non vogliono avere a che fare con te perchè tu non sei uno che suona abbastanza in giro. Ma cazzo, io vi sto contattando proprio per questo! E’ uno stupido serpente che mangia la sua stupida coda. Continuiamo a suonare ragazzi, a creare la nostra musica ed andiamo avanti. Nessuno ci aiuterà, finchè noi non avremo qualcosa che a loro interessa. Un abbraccio. Luigi

    Rispondi
    • BarmaGrande - 2014-05-10 17:05

      Ciao Luigi,
      grazie del tuo commento, siamo pienamente d’accordo con te, non dobbiamo mollare, il nostro compito è quello di comporre e suonare buona musica e andare avanti, pensa che oggi ho preso una data in un grande festival che ci conosce da molti anni e mi ha stracciato il prezzo dicendomi che altri gruppi avrebbero suonato gratis… questo fa parte del sacrificio.
      Buona fortuna per la tua musica.
      Sandro

      Rispondi
  3. Lewis - 2014-12-19 13:12

    Bel articolo!! io personalmente penso che il mercato della musica è cambiato un sacco e dipende in che paese ti trovi..e prima di dare qualsiasi cifra ad un agenzia o roba vari bisogna guardare il mercato (e la sua domanda) in cui ti trovi..Italia ha un mercato 70% di roba che arriva dall’America, Inghilterra, Australia..mentre il 30% di roba italiana che rimane è occupato dai cantanti pop (Emma, Fedez, Giorgia), e cantautori tradizionali (Liga, Vasco ecc) ce poco spazio per altri generi e sopratutto Band di qualsiasi genere (Jazz, Reggae, Rock, Indie, Metal)..se avete speso 6000 per promuovere un disco Reggae in Italia è probabile che fallisce..non ce mercato. Dovete cambiare ad un genere piu pop dove il mercato è ancora aperto..poi se fatte pezzi in inglese meglio ancora potete andare in inghilterra a promuovere il vostro disco!
    Buona Fortuna!

    Rispondi
  4. NoBagno - 2015-04-30 01:04

    2 uffici stampa! contemporaneamente? eccheccazzo!!! se foste ciclisti morireste di overdose
    suonate

    Rispondi
    • Barmagrande - 2015-04-30 10:04

      Grazie del commento,infatti così dovrebbe essere.
      Con l’ufficio stampa dovrebbero arrivare opportunità di suonare anche in festival,anche solo per le spese, ma nella realtà no è così: per molti, compresi noi, non è possibile suonare continuamente gratis, infatti molti artisti finanziano i propri tour.
      Bisogna anche capire che avere l’ufficio non basta, bisogna trovare la persona che realmente crede in quello che fai e si attiva SERIAMENTE a promuovere la tua musica, solo allora si pùo almeno sperare in qualche risultato da un ufficio stampa.
      Sandro.

      Rispondi
  5. simone - 2015-05-30 14:05

    SALVE RAGAZZI, HO LETTO TUTTO CON ATTENZIONE, E PURTROPPO LA COERENZA CON CUI AVETE DESCRITTO LA MORTE VERA MASCHERATA “BRULICHIO”, DAL FERMENTO DELLA REALTÀ MUSICALI IN GIRO NON FA UNA PIEGA . PERCHÉ É PROPRIO QUESTO SISTEMA FOTTI IDEE ALTRUI CHE HA PORTATO ALLA MORTE DEL SISTEMA MUSICA IN ITALIA .. É TRISTE. . COME CHI AIUTA QUESTO SISTEMA ANDANDO A 30 EURO A TESTA A SUONARE PUR DI FARLO, .. UGUALE!!! IL RISULTATO É UN SISTEMA FARLOCCO CHE SCONTENTA LE PASSIONI E I SOGNI DI TUTTI . ANDAREVENE DALL’ITALIA E PROMUOVETE LE VOSTRE IDEE DA VERE AGENZIE DI BOOKING, E NON DA COGLIONCELLI FREGA EURO .. BUON ROCK

    Rispondi
    • Barmagrande - 2015-05-30 18:05

      Ciao Simone,
      grazie del tuo interesse e del commento.
      One Love.

      Rispondi
  6. maurizio bianchi - 2015-06-30 10:06

    Tanti gruppi, cantanti o DJ avrebbero potuto scrivere un articolo così dalle decine (se non centinaia) di porte in faccia che si sono presi prima di diventare famosi.
    È anche vero che chi organizza concerti non può permettersi oggi molti flop, i margini sono risicati , i rischi alti e i pubblici poco recettivi (in generale).
    Detto questo non punterei il dito su chi ha scritto questo, capisco la frustrazione, c’è da rimboccarsi le maniche, aggiustare il tiro e cercare da qualche parte di trovare chi è interessato a te (e magari organizzarsi prima per i live non avrebbe guastato)

    Rispondi
  7. prada - 2015-07-11 17:07

    ciao ragazzi,
    ho trovato molti spunti interessanti nel vostro resoconto. Da addetto stampa mi devo mordere la lingua per non replicare punto su punto. Una cosa che suggerisco sempre a chi mi contatta è di scegliere con cura il proprio ufficio stampa: non scegliete chi vi dice quello che volete sentirvi dire, ma chi ha obbiezioni, suggerimenti e, soprattutto, non chi prende chiunque…a buon intenditore…

    Rispondi
    • Emilio - 2018-03-08 11:03

      Mi scusi se la disturbo, qual’è il suo ufficio stampa?

      Rispondi
      • Barmagrande - 2018-03-08 13:03

        Salve Emiliano, abbiamo spiegato in questo blog la nostra esperienza. In questo momento non stiamo lavorando con un ufficio stampa.Sandro

        Rispondi
  8. Alessandro - 2015-07-13 09:07

    Ciao ragazzi, pienamente d’accordo con voi. Ho vissuto anche io le stesse cose con le mie band. Prima di spendere soldi in uffici stampa, abbiamo sempre cercato garanzie sul lavoro che sarebbe stato svolto, ma la risposta è sempre stata la stessa “non possiamo garantire nulla, faremo del nostro meglio”. Ora, sono d’accordo sul fatto che la buona riuscita della promozione di una band sia dovuta a diversi fattori (bravura/vendibilità della band stessa e perchè no anche una componente di fortuna), però ultimamente dietro a questa risposta si nascondono uffici stampa improvvisati che chiedono un sacco di soldi e in cambio ti fanno avere recensioni su webzine di amici e articoli sul giornalino della scuola. E’ un sistema che non funziona e troppo sbilanciato a sfavore della band. Ci dovrebbe essere un sistema di pagamento ad obiettivi raggiunti. Io band pago te ufficio stampa con un “fisso” ragionevole e poi a provvigioni. Se mi fai entrare in programmazione su una radio nazionale avrai una grossa provvigione, se mi fai avere 3 recensioni sul blog dei tuoi cugini invece pochi spiccioli. Così facendo ci sarebbe un forte stimolo per gli ufici stampa e si creerebbe una selezione naturale tra chi è bravo e capace e chi si è improvvisato. Ciao!

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  9. Alessandro Bertozzi - 2016-06-16 13:06

    Hai spiegato benissimo la situazione, complimenti. PS : anch’io, come voi e tanti altri, ho fatto gli stessi esperimenti e il finale e’sempre quello : niente da fare, Qualche articoletto o recensione o intervista ma tutto muore li. Anche perche’per l’ufficio stampa e’tutto a posto, avanti il prossimo. Ciao

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