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una strana serata

Quella volta non avevano proprio voglia di andare a suonare.
Già per prendere la data, in duo, avevano avuto un sacco di problemi.
Il gestore aveva affidato a uno strano tizio la gestione delle serate, il quale aveva spostato diverse volte la data, facendo arrabbiare Sandor.
Il locale si trovava sotto i piloni dell’autostrada, nell’entroterra di Savona. Killer’s Inn. Stile finto pub inglese impiantato in Liguria.
Appuntamento alle 8 davanti al locale. Posto isolato.
Sandor e Mao arrivano. Buio. Non c’è nessuno. Il tizio con cui avevano parlato al telefono non si presenta.
Aspettano. Vaga sensazione alla Tarantino. Dal tramonto all’alba.
Mao: -Killer’s Inn, ci mancano solo i vampiri… -
Sandor telefona al tipo:- Siamo davanti al locale, non c’è nessuno, la serata si fa? Ah sì? E chi ci viene ad aprire? Sono le 8, non c’è nessuno è tutto buio.-
Tipo: -Scusa, non sono potuto venire, sono nei casini, suona il campanello dell’edificio di fianco, ma non prima delle 8 e mezza.-

Suonano, viene ad aprire un signore anziano, ma non prima delle 8 e mezza. Cammina piano, è stanco, forse malato.
-Scusi, ma dobbiamo montare gli strumenti, altrimenti poi non c’è tempo.-
Guardano il locale vuoto.
-Ma ne viene gente qui?-
Vecchio: -All’inizio della serata non c’è mai nessuno, ma poi si riempie, il venerdì e il sabato. In settimana no.-
Era sabato. Menomale.
- Arriverà qualcuno in questo locale?- dice Sandor
Cominciano a montare, passa il tempo. Sono le undici. Nessuno.
Sandor e Mao si guardano: -Ma dove siamo finiti? Qui ci suonano solo gruppi rock. Speriamo che non facciano storie, per pagare.-

11,30 : locale imballato.
Il gestore: -Forza suonate, dateci dentro, niente pause!-
Suonano attaccando un pezzo all’altro, la gente beve, ride, si diverte. Gente allegra, alla mano, gente di montagna che ha voglia di divertirsi.
Alle 2 del mattino i due sono stanchi morti, distrutti. Hanno finito. La gente non vuole andarsene. “E’ presto suonate ancora!”
Il gestore:- Basta, smettete, altrimenti questi qui rimangono fino alle 5 del mattino senza consumare.-
-Smontiamo e andiamo via. Mai più in questo locale!-
Mao: -Speriamo che il furgone…-
-Non dire niente, sbrigati e andiamocene.-

Fuori incontrano il tizio che gli aveva fissato la data.
-Sentite, per favore, me lo potreste dare un deca, sapete, non mi pagano.-
Serata sempre più strana. Sandor sgancia il deca e senza perdere altro tempo si mettono al lavoro.

Furgone carico, mettono in moto: non parte. Davanti a loro 20 metri di salita ripida.
La gente è rimasta fuori dal locale, c’è un gruppo fuori di testa come i cowboy americani che si vedono nei film, rossi e pieni di birra.
Uno dice:- Non vi preoccupate, leghiamo il furgone alla mia auto, ve lo porto al di là della salita, partirà in discesa.-
Era fuori come un cammello. Solo uno così poteva attaccare un vecchio Ducato scassato alla sua bella Golf.
Tutti gli amici intorno gli gridano : -Sì dai, forza, ce la puoi fare! -
Donne che fanno il tifo, gente che corre a cercare corde abbastanza forti, tutti a gridare:- Vai, vai, vaiiii!-

La macchina comincia a sgommare e sgomma, sgomma, fa fumo, ma non parte con quel peso dietro.
L’auto è sospesa sulle ruote dietro, vola a destra e a sinistra, ricadendo sull’asfalto.
Fumo impressionante, odore di ruote che strisciano sull’asfalto,stridono. Il motore è un rombo di tuono.
Alla fine un dio Birraio interviene di persona. Forse lo hanno commosso le urla di tutte quelle persone, forse le bestemmie in certi casi divertono pure lui.
Il cowboy ligure riesce a portare il furgone sulla strada principale.
La gente esulta: -Ce l’hai fattaaaa! Bravo! Siiii! -

Sandor e Mao, salutano tutti. Che emozione, strette di mano, pacche sulle spalle, grazie!
Salgono sul furgone.
-Era un pazzo. – dice Mao
-Domani si ritroverà l’auto sfasciata. -
-Che bella gente però.-
Sorridono.

C’è discesa. Non parte. Sono quasi alla fine della discesa, sguardo serio.
All’ultimo momento il furgone ci ripensa, sussulta e decide di partire.
-Siamo salvi, per ora. Chissà se ci porta fino a casa.-
Troppo stanchi, i due rimangono silenzio.
-Mao, parlami, altrimenti andiamo a sbattere da qualche parte.-

Febbraio, Piemonte. Freddo, 4 del mattino. Un chilometro da casa, il furgone non ce la fa più.
-E’ finita, il furgone è morto. Sandor, lasciamolo qui e andiamo a piedi.-
Buio, stradine di campagna cuneese, San Barnaba. Quell’anno: meno dieci. Gradi.
-Quando servono i Carabinieri non li vedi mai.- dice Mao
Fari nella notte, una macchina si avvicina. Carabinieri.
-Che ci fate qui?-
Sandor e Mao rispondono in coro:- Ci è morto il furgone!-
-Salite, vi accompagniamo a casa.-

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