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“E’ proibito dare consigli quando la gente non li chiede”. Eduardo De Filippo

Questo bellissimo aforisma racchiude in poche semplici parole un concetto fondamentale del vivere insieme: lasciare spazio, rispettare la libertà altrui, non avere la presunzione di avere la verità dalla propria parte, non volere imporre le nostre idee con la forza.

Per capire il motivo per cui l’umanità ancora oggi considera la guerra uno strumento accettabile di comando e di espansione, dobbiamo entrare a fondo nella mente di tutti noi, anche di chi non accetta l’idea della guerra.
Le radici della guerra affondano nei pensieri, nelle abitudini, nei mestieri, in molti aspetti dell’esistenza umana.
Qui affrontiamo il primo e cioè il voler colonizzare le menti degli altri con la nostra idea di verità.

La verità dovrebbe essere una parola che esiste soltanto al plurale, come avviene per le parole “nozze” oppure “viveri”, invece esiste solo al singolare.
E’ questo che ci confonde le idee.

Non esiste nessuna verità singola, semmai è l’insieme di più aspetti della realtà, non esiste una idea giusta per tutti, una religione che sia migliore per tutti, una qualsiasi forma di verità più vera.
La verità non è un elemento singolo, ma un insieme di cause e di condizioni.

Dovremmo dire: Dici le verità?
Tutte non le potrai mai dire, quindi dirai solo una parte delle verità di cui hai conoscenza e che sono utili a te e a un numero tot di persone, ma non a tutti.
Ognuno conosce una parte della verità, ognuno sa quello che per lui è vero oppure no, che per lui è giusto, che è salutare, che per lui è migliore.

Quanti guai ha causato questo errato concetto di verità, per cui quando una persona arriva a conoscere un aspetto della vita, tende a proporlo tale e quale a tutti gli abitanti del pianeta Terra!
Non esisterebbe il tutto se non esistessero le parti, non esiste uguaglianza se non esistesse la diversità.

Un grave errore del nostro tempo: non preservare la biodiversità, ma scegliere qualche decina di specie e proporle come migliori per tutti.
Anche per le idee c’è poca scelta con l’antico concetto di bene-male, giusto-sbagliato, meglio-peggio.

Sarebbe meglio per tutti un tipo di cultura moderna, in nome della quale strappare il velo dalla faccia delle donne che se lo vogliono ancora tenere?
Le renderemmo libere solo di obbedire ai nostri ideali di “meglio”.
Rendere liberi con le bombe, rendere liberi sopprimendo i vecchi e antiquati pensieri, sostituendoli con i nostri, più moderni e attuali.
Democrazia ed uguaglianza sociale ottenuti con i carri armati e le torture.

Ma sì – pensiamo noi, seduti sul sofà – subito si ribelleranno, ma poi si abitueranno alla modernità, alla ragione del pensiero concreto, reale.
Ma non è questo che sta succedendo nel mondo, non funzionano così le cose:
i popoli vogliono la libertà prima delle nostre idee, vogliono i loro antichi rituali, la loro lingua, le loro danze, la loro capanna.
Alcuni vogliono vivere da primitivi, alzarsi la mattina e raccogliersi la sola banana che gli serve per mangiare, andare a farsi il bagno nel loro laghetto e oziare per il resto della giornata.
Vogliono pregare un dio improbabile forse per tutti, ma non per loro, vogliono passare il loro tempo guardando le nuvole o a pregare, vogliono decidere da sè cosa leggere, cosa mangiare, cosa pensare, come sbagliare.

Anche il Dalai Lama quando parla dell’alimentazione vegetariana, spiega il peso che ha l’enorme produzione di carne sul Pianeta Terra, dei disastri ecologici che ne derivano, dei danni per la salute umana perché mangiare carne fa male e infine dice che quasi tutti dovrebbero diventare vegetariani perché siamo miliardi su questo pianeta, dobbiamo tenere conto di questo, e ci si può nutrire benissimo di vegetali. Ma non dice mai “tutti dovrebbero fare così”.

Abituati a giudicare gli altri, decidiamo chi ha i meriti per andare in paradiso, che grado di evoluzione abbiano raggiunto, se hanno o no un pensiero razionale che li renda capaci di decidere per sè stessi.
Siamo diventati esperti nel dare consigli, giudicare e osservare gli altri, ma poco abili nel soppesare i nostri pregi e difetti.
E’ molto difficile a volte scorgere la sottile linea che divide il giusto, il vero, il meglio dai loro opposti.

Vogliamo proporre a tutti la nostra verità al singolare, ma è solo un assurdo linguistico.
Se vogliamo far crescere una società pacifica, dobbiamo sradicare alla radice il pensiero che crea la mentalità per cui la guerra è ancora considerata un male necessario, naturale.
La prima causa del fatto che noi accettiamo la guerra è perché la riteniamo normale. E’ perché in fondo, crediamo che sia giusto che un popolo più evoluto (e non stiamo a indagare sulla presunta superiorità della società occidentale) espanda il suo dominio intellettuale, religioso, economico verso i paesi e le popolazioni ritenute meno evolute, primitive.

Attraverso la guerra si arricchiscono solo i potenti del mondo, non l’umanità che invece precipita ogni volta nei flagelli che la guerra porta con sè, faccio un elenco:
la violenza, gli stupri, bambini orfani, la fame, le epidemie, la povertà, lo sfruttamento, la schiavitù, l’inquinamento, la distruzione di città e foreste, i lutti, l’odio, la sete di vendetta, i bambini nati con malformazioni gravi e i soldati contaminati dalle loro stesse bombe, i problemi mentali causati dalla violenza, i soprusi, i saccheggi, la repressione della libertà di pensiero e del poter professare la propria fede religiosa, la deculturizzazione, il razzismo, la discriminazione.

Teniamoci le nostre verità e impariamo a rispettare quelle degli altri, perché al mondo c’è n’è più di una di verità.

Dite la vostra