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entusiasmo

Molte volte, parlando con amici e conoscenti, ci viene chiesto:
- Come va la musica? Il disco va bene? -
Noi raccontiamo tutto o in parte, quello che stiamo facendo: il lavoro su internet, le interviste, le risposte dei produttori, degli uffici stampa, dei critici.
Vogliono sapere se ci vedranno in televisione, se questo disco ci ha finalmente portato successo e lavoro.
Per spiegare come stanno le cose ci vorrebbe molto tempo, noi diciamo:
- Non è così semplice per un gruppo sconosciuto, con la crisi e il mercato discografico in pieno fallimento. Tutti dicono che dobbiamo crearci da soli una visibilità, che solo dopo potremo organizzare un tour. -
- Ma allora, non è successo niente? No, perché se ora non succede niente, poi diventa tardi per fare qualcosa; questo disco quanto può ancora durare? Poi diventa vecchio e voi non potete mica uscire a 50 anni! -
Ci dispiace leggere la disillusione in quei volti, perché sappiamo che non hanno ancora capito qual’è la nostra realtà.

Forse queste persone non sanno o dimenticano di sapere che noi facciamo musica insieme da quasi 20 anni e di esperienze, delusioni, soddisfazioni e illusioni ne abbiamo avute tante. Se avessimo suonato solo per la fama e i soldi, avremmo già smesso da anni.
Se abbiamo continuato a fare musica è perché esistono altre motivazioni, ben più importanti, che ci spingono ad andare avanti.

E’ facile che un ragazzo molli il colpo, dopo aver avuto l’illusione di un facile successo.
Ma a dei musicisti che suonano da una vita, questo non può accadere tanto facilmente.
Quello che può succedere quando non riusciamo a realizzare un progetto, è che andiamo alla ricerca di nuove strade.
Proviamo a fare del nostro meglio, al limite aspettiamo, andando a lavorare per procurarci i fondi da investire in un altro disco, in un nuovo strumento, per produrre un altro videoclip o dei concerti.
Perché lo scopo non è quello di apparire, ma di essere.

Anche se questa frase la vediamo decine di volte su facebook, è difficile da integrare, da comprendere a fondo.
Fin da piccoli abbiamo assimilato la nozione che chi merita il successo appare in tv, in radio, nei giornali.
Abbiamo creduto che prima o poi, chi merita il successo, lo ottiene.
Chi non riesce a sfondare ha sicuramente “qualcosa che non va” oppure pensiamo che “gli manca ancora qualcosa”.
E’ naturale quindi per le persone, credere che chi non ha ottenuto il successo dopo tanti anni è perché non se lo merita.
- Ma sì, almeno ci avete provato! – ci dicono.
Non capiscono che per noi non si tratta nè di provarci nè di riuscirci, ma di fare musica, di fare la nostra musica.

Certo, il giorno che avremo successo – che per noi vuol dire trasformare la nostra attività musicale autoprodotta in un lavoro – saremo veramente felici, ma non è che se un disco non ci porta il desiderato successo a noi cade il mondo addosso.
Soprattutto perché abbiamo la consapevolezza di aver prodotto della buona musica.
Quindi il successo noi lo valutiamo prima di tutto in termini di qualità artistica.

Oltretutto, siamo molto legati ai testi delle nostre canzoni, alla scelta vegetariana, al popolo tibetano, a tutto quello che diciamo nelle nostre canzoni. Per noi è molto importante diffondere questi messaggi.
E’ come una specie di missione, il nostro piccolo contributo alla Madre Terra che ci sostiene per tutto il tempo che rimarremo in vita a spese del Pianeta.

Un altro tipo di visuale che non tutti possono capire è che fare musica vuol dire avere una vita che ruota attorno alla composizione, alla scrittura, alle idee, alla cultura. E’ una scelta di vita. Abbiamo scelto di costruire delle canzoni e di vivere per realizzarle.
L’impegno che ci mettiamo è quello che possiamo permetterci. Quando possiamo, ci lavoriamo di più e quando ci servono soldi, andiamo a lavorare.
Dopo tanti anni non esiste più un successo da raggiungere, esiste una vita da portare avanti meglio che si può, cercando anche di stare bene.

Quali alternative abbiamo altrimenti? C’è un modo migliore di vivere?
Ci sono attorno a noi persone felici e contente, senza problemi?
No, ognuno ha i suoi problemi, ogni lavoro ha pregi e difetti. E noi non abbiamo la predisposizione per scegliere qualsiasi mestiere.
Vogliamo scegliere delle occupazioni che ci facciano vivere sereni, in salute, che ci rendano utili a noi stessi e agli altri.
Il successo e l’insuccesso li lasciamo a chi ama l’altalena dell’eccitazione e della depressione.
Noi vogliamo solo andare avanti e imparare a essere felici.
Invece di disperarci perché le cose non vanno come vorremmo, ci prepariamo ad affrontare il giorno in cui la fortuna si volterà dalla nostra parte, consapevoli che una grande fortuna potrebbe nuocere più della sfortuna.

Per procedere spediti e non perderci per strada, noi consigliamo di stare attenti alle persone che anche in buona fede, mettono in dubbio le nostre qualità e il nostro lavoro.
Non servono. Anzi, ci possono danneggiare molto, soprattutto nei momenti di crisi o quando siamo obbligati a fare delle scelte ben precise.
Il dubbio può essere molto positivo, ma come tutte le cose, deve avere dei fondamenti validi e deve essere risolto in fretta altrimenti ci blocca e basta.
Dobbiamo stare attenti perché le persone che creano dubbi possono essere anche valide, intelligenti, dotate.

Ci sono, al contrario, delle persone che per loro natura ci danno entusiasmo e il coraggio per andare avanti. Queste persone sono utili.
Ci spingono a fare, ci danno fiducia in noi stessi.
A volte possono essere anche totalmente digiuni di musica, ma capiscono che è bello avere una passione, seguire la propria natura. Sanno che è importante fare qualcosa di bello e ci spingono a lottare per riuscirci.

Ogni tanto ci serve qualche pillola di entusiasmo.
Ma sì, a volte anche noi cadiamo in preda allo sconforto, però con gli anni abbiamo sviluppato dei forti anticorpi.
Speriamo di poterli passare anche agli altri.

Dite la vostra